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Effetto Covid sulle fusioni: scendono a 20 miliardi

Effetto pandemia sulle transazioni nel mercato italiano delle fusioni e acquisizioni. Mentre a livello globale il mercato dell’M&A registra il peggior semestre dal 2013, con un rallentamento di oltre 40 punti percentuali in termini di controvalori (1300 miliardi di dollari nel primo semestre 2020, contro gli oltre circa 1800 miliardi di dollari del 2019), nel periodo in Italia sono state formalmente chiuse 381 operazioni (nei primi sei mesi del 2019 erano 500) per un controvalore complessivo di quasi 20 miliardi di euro, in rallentamento (-16,2%) rispetto ai 23,4 miliardi del primo semestre dello scorso anno.

L’effetto pandemia è stato rilevante se si guarda al numero di operazioni chiuse nel trimestre del lockdown, tra marzo e giugno 2020. Confrontato con lo stesso periodo dello scorso anno, quest’anno si sono registrate infatti circa 195 operazioni contro le 361 dello scorso anno (-46 per cento).

«Anche in Italia gli effetti della pandemia hanno avuto un forte impatto sulle fusioni e acquisizioni. Tuttavia, non tutti i settori sono stati colpiti nello stesso modo: questo periodo ha evidenziato pregi e limiti delle infrastrutture tecnologiche del Paese, che già da qualche mese erano protagoniste del mercato M&A nazionale. Ci si aspetta che la ricerca di efficienza possa guidare verso ulteriore consolidamento nel settore» sottolinea Max Fiani, partner di Kpmg Corporate Finance «Altri comparti da tenere d’occhio sono il farmaceutico ed il food, prodotti essenziali per eccellenza, che hanno sofferto moderatamente degli impatti della pandemia e le infrastrutture» continua Fiani. Le attese sono quindi per una ripresa del mercato grazie a settori come pharma, food, telecomunicazioni e infrastrutture.

In termini di geografia, il mercato domestico nel 2020 è quello che ha retto meglio l’impatto con le turbolenze. Sono state ben 203 le operazioni finalizzate tra controparti nazionali, per un controvalore intorno ai 7 miliardi (lo scorso anno erano state 253 per 4,3 miliardi).

Ancora una volta presenti nella lista acquirenti come Interpump, che ha rilevato il produttore bolognese di riduttori Transtecno in una operazione mista cash-azioni per un valore pari a 36 milioni. Ma tra i compratori c’è anche Iren, che ha acquisito per 90 milioni la divisione Ambiente di Unieco, che si occupa di intermediazione dei rifiuti.

Ammontano a 2,3 miliardi gli investimenti esteri in società italiane, per circa 109 transazioni. Un declino di oltre l’80% in termini di controvalori rispetto al dato registrato nello stesso periodo dello scorso anno (12,1 miliardi di euro). Risulta evidente come il forte coinvolgimento dell’Italia nelle prime fasi di sviluppo della pandemia abbia contribuito a ridurre temporaneamente l’interesse di investitori esteri verso il Paese e le sue aziende.

Sono state invece solo 69 da inizio anno le acquisizioni di società estere da parte di player italiani (erano 102 lo scorso anno). I controvalori, pari a complessivi 10 miliardi, hanno beneficiato del mega-deal su Inwit fra Tim e Vodafone Italia, che unitariamente ha avuto un valore di 5,3 miliardi di euro. Mediaset ha poi consolidato la sua posizione nell’azionariato del secondo gruppo radio televisivo europeo ProSieben Sat1 Media, investendo circa 130 milioni di euro. I fondi di private equity hanno infine finalizzato 39 operazioni. Fra i fondi più attivi Mandarin e Ambienta.

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