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Effetto Covid sugli statali sempre meno, ma più digitali

Mai così pochi negli uffici pubblici, ma molto più digitalizzati. L’anno della pandemia ha bloccato i concorsi ma non i pensionamenti, per cui i dipendenti della Pubblica amministrazione sono scesi a 3.212.450, il minimo degli ultimi 20 anni. In compenso però ha dato forte impulso alla transizione digitale: le città capoluogo che offrono un livello elevato di servizi online passano a 47 dai 30 dell’anno precedente, su un totale di 110. E c’è anche un maggiore coinvolgimento territoriale, sebbene le differenze rimangano: di queste 47 città, 27 sono nel Nord, 8 nel Centro e 12 al Sud.Sono solo sette i “campioni”, cioè i Comuni che si distinguono non solo per il gran numero di servizi offerti ai propri cittadini ma anche per il livello di integrazione con le piattaforme nazionali, da Spid a PagoPa, e per la condivisione degli open data: si tratta di Bologna, Firenze, Milano, Roma, Cesena, Pisa e Modena. La rivoluzione digitale include anche il passaggio allo smart working per un dipendente su tre, contro appena l’1% del 2019. A fare il punto sulla “maturità digitale” dei Comuni capoluogo italiani un’indagine effettuata per Dedagroup Public Services da Fpa, la società che organizza Forum Pa, la settimana della Pubblica amministrazione inaugurata ieri a Roma con la partecipazione del ministro Renato Brunetta.Le città capoluogo in grado di offrire a pieno regime ai propri cittadini il collegamento con i principali servizi nazionali sono arrivate a 27 contro le 23 del 2020, non molte ancora. E sono solo 18 le città al livello più alto del “Digital Openness”, in grado di condividere gli open data. Miglioramenti si riscontrano anche nei Comuni non capoluogo: Fpa ha esaminato quelli con popolazione superiore ai 20 mila abitanti, trovandone solo 17 con elevata maturità digitale ma 107 con un livello intermedio. «La ricerca dimostra come i Comuni italiani abbiano reagito bene agli stimoli portati dall’emergenza sanitaria, accelerando il proprio processo di maturazione digitale», osserva Gianni Dominici, direttore generale Fpa, aggiungendo che però adesso «le amministrazioni comunali saranno chiamate ad accelerare rispetto alle variabili su cui ancora oggi si registrano i principali ritardi».Il maggior numero di servizi online offerti ai propri residenti dai Comuni rappresenta infatti sicuramente un grande passo in avanti, ma il collegamento con le banche dati nazionali e la condivisione dei propri dati costituiscono un passaggio essenziale per rendere possibile la modalità “once only”, annunciata più volte negli ultimi anni. Perché i cittadini possano fornire una sola volta i propri dati, le banche dati pubbliche devono poter comunicare tra di loro. «Al momento l’unificazione delle banche dati è avvenuta solo per l’Anagrafe della popolazione residente, – spiega Fabio Meloni, amministratore delegato di Dedagroup – ma ce ne sono di altrettanto importanti, a cominciare da quella del Fisco. Occorrono linee guida standard nazionali per creare interfacce digitali che colleghino tra di loro i database delle pubbliche amministrazioni, non è pensabile che si arrivi a un database unico. Rispetto a un anno fa, adesso c’è però una strada tracciata, che passa attraverso il Pnrr».

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