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Effetto «Bremain», corrono le Borse

Mercati euforici per il balzo dei «Pro-Ue»: Piazza Affari +2,54%, banche in rimonta
Lo scenario Brexit continua a perdere colpi e i mercati finanziari gongolano. Lo si è visto chiaramente ieri quando gli indici finanziari che misurano l’ipotesi di uscita della Gran Bretagna dall’Ue a seguito del referendum in programma giovedì 23 giugno hanno evidenziato un netto crollo delle probabilità, confinate intorno al 30% (quando giovedì prima dell’omicidio della deputata laburista Joe Cox erano al 45%).
Di conseguenza i fondi hedge hanno chiuso molte posizioni ribassiste che avevano aperto nei giorni scorsi sulle classi di investimento più rischiose e questo ha spinto a un rialzo corale delle Borse, della sterlina e di materie prime speculative come il petrolio.
La divisa britannica si è rafforzata dell’1,5% nei confronti dell’euro e del 2% sul dollaro mettendo a segno la variazione intraday più consistente dal 2008, dai tempi del fallimento di Lehman Brothers e della crisi dei derivati subprime. I listini europei hanno chiuso con rialzi superiori al 3% (che seguono il corposo balzo di venerdì). Il Ftse Mib di Piazza Affari ha terminato a +2,54% ma bisogna tener conto dell’effetto cedole (hanno pagato il dividendo società come Enel, Poste Italiane, A2a) che ha pesato per lo 0,7%. Forti acquisti anche sul petrolio con il Brent londinese tornato sopra i 50 dollari al barile grazie a uno scatto vicino ai tre punti percentuali, al pari della qualità Wti statunitense. Tra le materie prime è stato invece venduto l’oro, tornato sotto i 1.300 dollari l’oncia. Penalizzato anche un altro bene rifugio, il Bund tedesco. Il rendimento del decennale – che la scorsa settimana si era spinto a quota -0,03% – è risalito a 0,06%. Lo storno sul titolo tedesco ha favorito un ridimensionamento dello spread con il BTp italiano, sceso a 131 punti rispetto ai 143 della vigilia e ai 150 del momento di maggiore avversione al rischio della scorsa settimana. Il rendimento del decennale italiano è sceso all’1,37%, a testimonianza che sul mercato è tornato l’appetito al rischio e, soprattutto, il desiderio di puntare sul “Bremain”.
A questo si aprono due scenari per le prossime sedute. Se questo vigoroso rimbalzo – che difatti è partito giovedì pomeriggio ed è coinciso con il cambio di sentiment degli operatori dopo l’evento shock dell’omicidio della deputata Cox anti-Brexit – proseguirà anche nelle prossime sedute che precedono il referendum (oggi, domani e giovedì se si considera che i risultati saranno comunicati nella prima mattina di venerdì) i mercati azionari potrebbero arrivare molto carichi prima del risultato con l’ipotesi di assistere a delle prese di beneficio venerdì, nel caso le urne confermassero lo scenario Bremain. Se invece tornerà un po’ di volatilità prima del voto, non è da escludere un ulteriore forte rimbalzo venerdì, sempre ipotizzando che vinca il “Bremain” (ipotesi non del tutto scontata considerato che il fronte degli indecisi resta elevato e per molti versi imperscrutabile). In ogni caso, che i mercati giochino del tutto d’anticipo o lascino spazio per nuovi apprezzamenti dopo il voto gli operatori sono unanimi nel condividere che sia la sterlina quanto le Borse europee potrebbero continuare a beneficiare. Ma per chi punta a investire in ottica “Bremain” e ad ottenere un guadagno lampo le possibilità di scottarsi non mancano. Secondo Gianluca Beccaria, analista di Directa Sim «l’azionario si sta avvicinando ai livelli di due settimane fa e quindi entrare adesso sull’equity in un’ottica speculativa orientata al fallimento della Brexit potrebbe essere meno vantaggioso. C’è il rischio di ritrovarsi un mercato che prenda beneficio venerdì, dopo il referendum, come vuole il detto “buy on rumors and sell on news”. Per chi volesse ora puntare sul “Remain” preferisco la sterlina, che può avere ancora spazio. Non mi stupirei se il cambio euro/sterlina arrivasse dagli attuali 0,77 euro a quota 0,72 in tempi brevi». Ovviamente nel caso vinca il Brexit la scommessa sarebbe persa, così come una buona fetta dei soldi investiti. Quindi molta attenzione. È sempre bene distinguere tra scommessa e investimento.
Intanto oggi c’è attesa per il discorso che il governatore della Fed Janet Yellen terrà dinanzi al senato statunitense. È probabile che non si sbilancerà molto, in attesa che la partita Brexit venga archiviata e dell’esito delle elezioni in Spagna di domenica (con il movimento anti-austerity Podemos ben posizionato). In questo momento i mercati si aspettano con il 56% della probabilità un solo rialzo dei tassi negli Usa, a dicembre.

Vito Lops

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