Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Effetto-Bce: volano le Borse, spread sotto 100

Alcuni lo chiamano già «Qe2». Ma al di là delle sigle per i mercati è la sostanza che conta: la Banca centrale europea è pronta ad iniettare liquidità aggiuntiva a partire da dicembre. Lo ha detto il governatore Mario Draghi da Malta (dove il consiglio direttivo si è eccezionalmente riunito anziché a Francoforte).
«Siamo pronti ad agire se necessario e siamo aperti a tutte le opzioni di politica monetaria. In sintesi: non siamo più nell’ottica del “wait and see” (attengiamento guardingo, ndr), ma del “work and assess” (attengiamento pro-attivo, ndr)». Parole molte forti, soprattutto se a pronunciarle è il numero uno di una banca centrale che a marzo ha avviato il primo programma di quantitative easing della sua storia (acquisto di titoli sui mercati aperti per offrire liquidità all’economia reale): un programma da 60 miliardi di euro al mese almeno fino a settembre 2016. Ma a questo punto, dopo le parole di Draghi, i mercati iniziano a scontare un probabile allungamento dei tempi e anche della quantità. Si spiega così la reazione delle Borse, poco mosse fino all’ora di pranzo ed euforiche subito dopo la nuova ventata espansiva di Draghi.
Piazza Affari ha chiuso con un’accelerazione nel finale: il Ftse Mib ha guadagnato il 2%. Ancora meglio Francoforte (+2,48%), Parigi (+2,4%) e Madrid +2,2%. La Borsa spagnola ha quindi azzerato le perdite da inizio anno (era l’unico listino europeo in rosso nel computo da gennaio) mentre Piazza Affari estende il guadagno dei primi 10 mesi a +18%.
L’effetto Draghi si è visto su tutte le principali classi di investimento. A partire dai bond governativi dell’Eurozona, i primi destinatari della manovra del quantitative easing (la Bce ne compra circa 45 miliardi al mese e potrebbe aumentare il pacchetto). Lo spread BTp-Bund è sceso sotto 100 punti chiudendo a 95, sui livelli più bassi da sei mesi a questa parte. Il rendimento del decennale italiano è sceso all’1,48%, gli stessi livelli di fine aprile (secondo alcuni analisti a questo punto potrebbe puntare anche sui minimi dell’anno a quota 1,1% toccati a metà marzo). E poi c’è stata una novità assoluta per il mercato governativo italiano: il BTp a due anni è sceso sotto zero.
Fortissimo l’effetto anche sul cambio euro/dollaro. Prima dell’«annuncio di Malta» l’euro scambiava a 1,134 dollari. In pochi minuti il cambio più liquido al mondo (e di conseguenza il meno volatile) ha perso circa due figure con l’euro scivolato a 1,115. In sostanza gli investitori hanno anticipato in parte gli effetti di un «Qe2» in un clima che pare espansivo anche dalle altre parti. Sempre ieri infatti le Borse cinesi hanno chiuso con forti rialzi confidando in nuove misure di rilancio dell’economia cinese in vista di una riunione del Partito comunista la prossima settimana. Shanghai, che mercoledì aveva perso il 3%, ha chiuso in progresso dell’1,45%. Ancora più accentuati i guadagni di Shenzhen che ha chiuso in rialzo del 3,71%.
Tonica anche Wall Street in scia ai dati settimanali sulla disoccupazione che la scorsa settimana sono salite di 3mila unità a quota 259mila. Il dato è migliore delle attese degli analisti, che scommettevano su quota 265mila. La media delle richieste delle ultimo mese, indicatore meno volatile, è sceso ai minimi dal 1973. A questo punto sarà interessante capire cosa deciderà la Federal Reserve nella riunione di politica monetaria in programma il 27-28 ottobre a cui seguirà la riunione della Bank of Japan del 30 ottobre.
La sensazione è che l’orientamento rimanga espansivo (per la BoJ) e non ancora restrittivo per la Fed (cresce il numero di esperti che si aspetta che il primo rialzo dei tassi dal 2006 negli Usa possa essere rimandato alla prima metà del 2016). C’è anche chi ha evocato per l’occasione le parole dell’ex governatore Ben Bernanke secondo cui i tassi non saranno alzati «finche resterò in vita».
L’euforia dei mercati di ieri e il ritorno dell’appetito al rischio sono confermati dall’ulteriore ridimensionamento dell’indice Vix, che sintetizza la volatilità media. Più è alta più le quotazioni tendono a scostarsi dai loro valori fondamentali e più gli investitori di lungo corso tendono a prendere le distanze. Ieri il Vix è sceso sotto i 15 punti e procede verso una normalizzazione intorno ai 10 punti (ad agosto aveva superato i 50 punti come nel 2008, dopo il fallimento di Lehman Brothers).
Dietro questo nuovo slancio delle quotazioni finanziarie si nasconde però una preoccupazione di fondo che riguarda l’economia reale. L’inflazione (quella sana e intorno al 2%) non c’è (si veda approfondimento in basso). A settembre l’Eurozona è ripiombata in deflazione con l’indice dei prezzi al consumo sceso dello 0,1% su base annua. Stesso andamento anche fuori dall’euro, nel Regno Unito (-0,1%) nonostante la Gran Bretagna sia stata molto più reattiva dell’Eurozona nell’attuare politiche espansive varando il primo «Qe» già nel 2009, come gli Stati Uniti che a settembre non hanno evidenziato nessuna variazione dei prezzi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il processo di disinflazione globale sta avanzando anche verso la Cina dove i prezzi di settembre su base annua sono cresciuti al ritmo dell’1,6%, sotto le stime del 2%, che viene considerato il livello di equilibrio per un Paese che cresce in modo sano.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’anno del Covid si porta via, oltre ai tanti morti, 150 miliardi di Pil. Ma oggi si può dire che...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Forte crescita dell’attività di private equity nei primi due mesi dell’anno. Secondo il dodices...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Goldman Sachs ha riavviato il suo trading desk di criptovalute e inizierà a trattare futures su bit...

Oggi sulla stampa