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Effetto Bce, rendimenti BTp in calo

L’effetto Draghi si sente. E inizia a dare i primi concreti benefici all’Italia: il ministero del Tesoro ieri è infatti riuscito a emettere BTp per 6,5 miliardi di euro in un’asta che, almeno per ora, sembra segnare una svolta. L’Italia innanzitutto ha emesso un BTp di durata quindicennale. Già questo è un evento: era infatti dal luglio del 2011 che il mercato non consentiva a Roma emissioni di così lunga durata. Semplicemente perché nessuno avrebbe mai comprato un BTp così lungo. Rispetto a un anno fa, il Tesoro ha anche spuntato un rendimento più basso: il 5,32% contro il 5,90% di allora.
Inoltre Via XX Settembre ha emesso un BTp triennale ad un tasso d’interesse (il 2,75%) che non si vedeva da due anni: solo nell’ultima asta, che risale allo scorso luglio, il Tesoro era stato costretto ad offrire un rendimento quasi doppio (4,65%). Infine ha emesso un BTp con durata residua di cinque anni. Così, nel complesso, l’Italia ha incassato 6,5 miliardi dal mercato raccogliendo complessivamente 10 miliardi di ordini d’acquisto. Dimostrando che il nuovo scudo anti-spread della Bce funziona anche senza essere attivato.
Effetto Bce
Il solo fatto di sapere che lo scudo esista ha infatti ridato agli investitori la voglia di comprare, seppur con cautela, i titoli di Stato italiani. Ai loro occhi lo scudo della Bce è una sorta di polizza assicurativa: sanno che in caso di tensione sui mercati l’Italia potrà attivarlo e avere dalla sua parte la Bce. E tanto basta per tornare a comprare un po’ di BTp. «Negli ultimi giorni ho visto acquirenti esteri arrivare sul mercato – confessa un grosso investitore italiano –. Soprattutto fondi». «Gli investitori internazionali hanno i portafogli scarichi di BTp – aggiunge un collega – per cui stanno tornando un po’ a comprare». Certo, non è un assalto alla diligenza. Si tratta pur sempre di timidi acquisti. Ma è un inizio. Che permette al ministero del Tesoro di reperire finanziamenti a tassi d’interesse più umani.
Effetto Fed
Per il resto ieri i mercati finanziari non hanno fatto altro che attendere la Federal Reserve, che in serata doveva comunicare le nuove manovre di politica monetaria. Questo ha causato un po’ di prese di profitto sulle Borse europee, che nei giorni precedenti avevano toccato i massimi degli ultimi 14 mesi. Milano ha ripiegato dell’1,07%, Madrid dello 0,70%, Parigi dell’1,18% e Francoforte dello 0,45%. Lo spread tra BTp e Bund si è un po’ allargato, fermandosi comunque a 345 punti base (dai 342 di mercoledì).
Quando alle 18 la Federal Reserve Usa ha comunicato la sua nuova manovra non convenzionale, il mercato è stato da un lato spiazzato e dall’altro parzialmente soddisfatto. Tutti si aspettavano che la Fed annunciasse il suo terzo quantitative easing: cioè l’acquisto di bond e titoli di Stato e la contestuale iniezione di liquidità. Ebbene: la Fed ha in effetti annunciato questo tipo di operazione, per 40 miliardi al mese, ma solo sulle obbligazioni legate ai mutui. Insomma: questa volta non acquisterà titoli di Stato.
I mercati hanno reagito di conseguenza: i bond legati ai mutui (Mbs) hanno immediatamente attirato acquirenti (i loro rendimenti sono mediamente scesi di 20 punti base), mentre i T-Bond hanno subito un’improvvisa ondata di vendite: i titoli di Stato Usa trentennali in pochi secondi hanno infatti spinto i rendimenti dal 2,87% al 2,99%. Wall Street ha invece reagito bene: alla fine l’indice S&P 500 ha chiuso in rialzo dell’1,63%, raggiungendo i nuovi massimi dal 2007. Il Nasdaq, che ha guadagnato l’1,33% a fine giornata, è invece al massimo da 12 anni. Vola anche l’oro ai massimi da sei mesi (servizio a pagina 34).

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