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Effetto Bce, le banche trainano le Borse

A Milano quinto rialzo di fila (+0,57%) – I casi Deutsche Bank e Mps sostengono l’intero settore
Tutto rimandato a dicembre. Il market mover dell’ultima giornata finanziaria – il consiglio direttivo della Bce – si è trasformato in un “non-evento”. Il governatore Mario Draghi ha rimandato decisioni monetarie (in sostanza se la banca prolungherà o no il programma di quantitative easing da 80 miliardi al mese che scade a marzo) alla riunione dell’8 dicembre.
Gli investitori (e soprattutto gli algoritmi finanziari che oggi governano oltre la metà degli scambi sui mercati) hanno reagito in modo schizofrenico alle parole di Draghi. Lo si è visto chiaramente sul cambio euro/dollaro, il più sensibile quando è in ballo un discorso legata alla politica monetaria dell’Eurozona. «Nell’immediato, l’euro ha registrato un tentativo di rally, poiché la mancata estensione del Qe sembrava suggerire l’imminenza di una possibile stretta monetaria – analizza Paul Brain, head of fixed income, Newton investment management (Bny Mellon) -. Tuttavia, non appena Draghi ha liquidato le domande circa un tapering (la fine degli stimoli, ndr) vero e proprio, la valuta ha perso il proprio slancio». In serata l’euro ha chiuso in calo, sotto quota 1,095 dollari.
Draghi nel finale del discorso è parso un po’ più colomba che falco (aprendo a un possibile prolungamento oltre marzo del Qe). Il bilancio sui mercati azionari è stato positivo. Il Ftse Mib di Piazza Affari ha guadagnato lo 0,57%, segnando il quinto rialzo di fila. In rialzo anche gli altri listini europei (indice Eurostoxx a +0,66%) spinti ancora una volta dalle banche. Il sottoindice del credito in Europa ha guadagnato l’1,23% e quello italiano l’1,33% trainato dallo spumeggiante +14% di Banca Mps (su crescenti indiscrezioni legate a un massiccio piano di taglio dei costi). In cinque sedute il titolo dell’istituto senese ha guadagnato il 37%. Oltre a uno scenario futuro di tassi in rialzo (che sta sostenendo le banche da diverse sedute) ieri i titoli finanziari hanno tratto slancio da indiscrezioni di stampa sulla disponibilità di fondi sovrani arabi ad entrare nella ricapitalizzazione di Deutsche Bank (+4%).
Tornando alla Bce, è vero che Draghi ha aperto a un’estensione temporale del Qe. Ma è anche vero che non è una novità. Per questo molti analisti pensano che abbia giocato con le carte coperte nella riunione di ieri (prendendo quindi tempo in vista di altri due potenti market mover, ovvero le elezioni presidenziali negli Usa di novembre e il referendum costituzionale in Italia del 4 dicembre). Nonostante le parole accomodanti tra gli investitori il pensiero di fondo resta immutato: ovvero che presto (dicembre) la Federal Reserve alzerà i tassi e che questo spingerà abbastanza presto la Bce a fare retromarcia dal piano di stimoli. Nella logica dei mercati i tassi hanno toccato il punto più basso e (da adesso in poi) non potranno che salire. Pertanto i titoli bancari (che beneficerebbero di future strette) sono tornati attraenti. Lo stesso non si può dire per le posizioni aperte sui titoli di Stato. «Il conto alla rovescia per la fine del Qe si sta avvicinando. Un prolungamento del programma di Qe potrebbe essere ancora possibile nel mese di dicembre ma, in assenza di un rallentamento della crescita o di dati deludenti sull’inflazione, non assume lo stesso significato che gli avevamo attribuito l’estate scorsa – spiega Michael Metcalfe, responsabile globale macro strategy di State Street global markets -. Anche se passerà molto tempo prima che venga avviata una politica restrittiva, come successo con la BoJ a settembre, questo è l’inizio della fine del sostegno della banca centrale ai titoli di Stato. Una circostanza che non lascerà indenni i sottoscrittori di obbligazioni governative dei Paesi periferici».
La reazione a caldo sui governativi alle parole di Draghi è stata volatile. Il rendimento del BTp decennale è rimasto stabile all’1,44% mentre il Bund è stato comprato (con il tasso sceso da 0,024% a 0,007%). Di conseguenza lo spread Italia-Germania è salito di un punticino a quota 143. È probabile che la volatilità su questo mercato possa aumentare nelle prossime sedute, in funzione di come gli algoritmi finanziari interpreteranno le nuove dichiarazioni orientate al tapering. Borse e bond, in sostanza, sono ufficialmente entrate in modalità (tip)tapering.

Vito Lops

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