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Effetto banche, scatto in Borsa

di Federico De Rosa

MILANO — Difficile pensare che in due settimane abbia risolto già tutti i problemi, ma un merito Fabrizio Viola ce l'ha: è riuscito a risvegliare il Montepaschi dal torpore che l'aveva spinta in fondo al listino. Ieri in una giornata particolarmente brillante per Piazza Affari, migliore Borsa d'Europa con un rialzo dell'1,7%, Rocca Salimbeni è stata protagonista indiscussa della seduta. I titoli dell'istituto senese hanno guadagnato il 14% trainando l'intero settore.
A spingere gli investitori sui titoli bancari è stata innanzitutto la discesa dello spread tra Btp e Bund, arrivato a sfiorare quota 400 nel corso della seduta, chiusa poi con 413,5 punti base di differenziale. I nostri istituti, come noto, hanno i bilanci pieni di titoli della Repubblica italiana e dunque ogni punto in meno di spread è una boccata d'ossigeno. In più va detto che le notizie confortanti dal fronte del negoziato sul debito della Grecia hanno dato una mano a far abbassare la guardia agli operatori. I quali hanno spinto sull'acceleratore anche in seguito all'indiscrezione riportata dal «Financial Times», poi smentita in tarda mattinata dal ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, di un'imminente richiesta di Francia e Germania per un allentamento dei parametri di Basilea 3.
Sarebbe stata una bella boccata d'ossigeno per le banche. In particolare quelle italiane a cui l'Eba ha chiesto 15 miliardi di nuovo capitale. Il Montepaschi è tra queste, anche se venerdì il direttore generale Viola ha definitivamente sgombrato il campo dal rischio di dover chiedere soldi al mercato. E questo ha sicuramente spinto ieri il titolo Mps, come d'altra parte era accaduto venerdì dopo l'invio del piano di rafforzamento alla Banca d'Italia. Anche Ubi e Banca Popolare hanno fatto lo stesso esercizio per Palazzo Koch e ieri hanno portato a casa un rialzo rispettivamente del 5,89% e del 3,05%. In evidenza anche Unicredit, salita del 10,44%, e Intesa, del 5,43%.
Qualcuno in Borsa segnalava tuttavia, dietro al ritorno di interesse per il Montepaschi, un'attenzione particolare per la possibile evoluzione della situazione a Siena, dove la mossa di Francesco Gaetano Caltagirone ha aperto più di un interrogativo. Venerdì l'imprenditore romano, vicepresidente autosospeso del Monte, ha venduto un pacchetto dell'1,1% di Mps, che si aggiunge allo 0,33% ceduto a dicembre. Caltagirone avrebbe avviato riflessioni sul suo futuro impegno a Siena in vista della scadenza dei vertici. L'imprenditore romano veniva visto come una sicura sponda per collocare un pacchetto di azioni Mps che la Fondazione dovrà probabilmente cedere per ridurre i debiti. Sponda che a questo punto verrebbe a mancare. Entro il 15 marzo Gabriello Mancini deve presentare alle banche creditrici il piano di rientro da circa 1 miliardo di euro di debiti. La discesa dal 51% al 33% nel Monte viene data per scontata a Palazzo Sansedoni, che punta a fare cassa anche cedendo asset non strategici come le partecipazioni. Secondo alcune simulazioni, tuttavia, il piano d'azione potrebbe rivelarsi più complicato del previsto, e la possibilità che la Fondazione debba scendere anche sotto al 30% non sarebbe da escludere.
 

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