Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Effetto banche, Milano perde il 2,3%

L’entusiasmo è durato appena un giorno. Sulle Borse europee ieri si è riversata un’ondata di vendite, particolarmente pesante a Milano dove l’indice Ftse Mib ha terminato la seduta in calo del 2,3%. In negativo anche Wall Street, che ha interrotto la lunga striscia positiva che aveva visto il Dow Jones toccare nuovi massimi.
Ad appesantire Piazza Affari sono state in particolare le banche, con una curiosa accelerazione delle vendite nell’ultima ora di scambi, terminata con Unicredit in calo del 4% e Intesa e Montepaschi del 2,7%. Si è attenuata, invece, la pressione sullo spread, sceso a 328 punti. Il Fondo Monetario Internazionale in un working paper diffuso ieri in serata ha fatto notare che «l’elevato debito italiano e la larga quota in mano a non residenti» tengono in tensione lo spread dei titoli di Stato, sottolineando che questo a sua volta pesa «notevolmente» sulle condizioni a cui vengono concessi prestiti alle imprese. Per l’Fmi l’Italia deve affrontare le sue «criticità» se vuole contenere i rischi.
A Piazza Affari, tuttavia, non sono state solo le banche a condizionare l’indice. La giornata è stata critica anche per il settore telefonico, dopo la smentita di At&t e Verizon alle voci di un’imminente Opa su Vodafone, che aveva portato gli operatori a ipotizzare una nuova fase di consolidamento. La speculazione che martedì aveva sostenuto Telecom Italia e i titoli del settore in tutta Europa si è ritirata facendo piombare le quotazioni della società guidata da Franco Bernabè al minimo storico. Il titolo è sceso a 0,53 euro, perdendo oltre il 5%, dopo aver faticato in apertura di seduta a fare prezzo. Oltre alle smentite arrivate da Oltreoceano, ha pesato anche un report di Ubs in cui viene rivista al ribasso la stima del cash flow per via della debolezza nel mobile e di un probabile rallentamento in Brasile.
Con il calo di ieri Telecom ha toccato il minimo storico in Borsa, accumulando da inizio anno un ribasso superiore al 20%. La serie negativa sembrava destinata a interrompersi dopo le voci dell’Opa su Vodafone e le ipotesi di un consolidamento in arrivo. Nulla di concreto, in realtà, anche se il presidente di Telecom sta esplorando da tempo il mercato. A novembre Bernabè aveva portato in consiglio una proposta di Naguib Sawiris, rispedita al mittente, e nelle scorse settimane è spuntato fuori invece il tycoon cinese Li Ka Shing, che in Italia controlla l’operatore mobile 3, con il quale, per il tramite di Rothschild, sono stati avviati contatti. L’agenda dei soci forti di Telecom, tuttavia, non sembra coincidere con quella dei vertici del gruppo telefonico. È circolata la voce di un incarico a Gabriele Galateri di Genola, presidente delle Generali, per individuare possibili nomi alternativi per la guida del gruppo. La notizia non ha ricevuto conferme, ma nemmeno smentite. Sembra tuttavia che da qualche tempo si siano intensificati i colloqui tra Galateri e gli spagnoli di Telefonica, con cui il Leone, Intesa Sanpaolo e Mediobanca dividono il controllo di Telco. Parallelamente si sarebbero affievolite le possibilità di un ingresso di Li Ka Shing nel gruppo telefonico: sul cinese ci sarebbe stato uno stop. Anche se non si può escludere che Bernabè, come era successo per Sawiris, voglia comunque far conoscere la proposta al consiglio d’amministrazione.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un balzo in avanti. In parte previsto, ma che comunque apre una prospettiva diversa rispetto al pess...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Decontribuzione dal 50 al 100% per i lavoratori che usciranno dalla cassa integrazione del settore t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dica la verità, senatrice Bongiorno, ma la Lega vuole davvero i fondi del Recovery che sono legati ...

Oggi sulla stampa