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Effetto aumento, piano Unicredit in bilico

di Fabrizio Massaro

MILANO — La presentazione del piano industriale di Unicredit, in calendario per il consiglio di amministrazione del 14 novembre, potrebbe essere rinviata. Non c'è ancora nulla di deciso, e anzi in banca il cantiere del piano, da cui discenderà fra l'altro l'ammontare dell'aumento di capitale da varare, è aperto e lavora a pieno ritmo. Sono anche stati confermati ai consiglieri sia il board di lunedì 14 sia il comitato strategico per domenica 13. Ma sui punti all'ordine del giorno le cose non sono altrettanto certe.
Di sicuro ci saranno i conti del terzo trimestre, per i quali ieri la banca presieduta da Dieter Rampl e guidata dall'amministratore delegato Federico Ghizzoni ha pubblicato il consensus degli analisti. Secondo la media dei giudizi dei 19 esperti esterni che studiano Piazza Cordusio, nel terzo trimestre l'utile netto dovrebbe quasi azzerarsi a 6 milioni a fronte di un margine di intermediazione di 5,8 miliardi e un risultato netto di gestione di 491 milioni. Il dato si confronta con i 334 milioni di utili del terzo trimestre del 2010 su 6,5 miliardi di margine di intermediazione. Il più pessimista degli analisti stima una perdita nel trimestre di 242 milioni, il più ottimista un utile di 164 milioni. A fare la differenza saranno soprattutto le voci relative a trading, svalutazioni e accantonamenti per i rischi. E da lì si capirà quanta pulizia intenderà fare la banca nei bilanci, anche in vista di un eventuale aumento di capitale o per risultare attraente a nuovi investitori.
Se il voto sui conti è sicuro, non è invece più così certo che si voterà anche il piano industriale. Troppe le variabili aperte in queste settimane, fanno notare fonti vicine all'istituto, e troppa la volatilità in Borsa per potersi presentare eventualmente sul mercato in sicurezza per un aumento di capitale variabile fra 3 e 7 miliardi. Lo stesso Ghizzoni, il 28 ottobre subito dopo la richiesta dell'Eba di 7,4 miliardi per arrivare al 9% di patrimonio core tier 1 (secondo le regole di «Basilea 2,5»), aveva confermato che «stiamo lavorando senza cambiare i piani originali, che sono confermati» Ma sulla tempistica aveva specificato: «Non posso dare risposte precise». Peraltro anche la data del 14 novembre non è mai stata ufficializzata dalla banca come giorno del piano, anche se non è mai stata smentita.
Oltre alla volatilità (ieri Unicredit ha guadagnato il 7,34% a 0,797 euro dopo il -12% di martedì) a rendere incerto il quadro sono le questioni relative al capitale aggiuntivo. Tra oggi e domani dal Financial stability board dovrebbe arrivare la collocazione di Unicredit tra le «Sifi», le banche sistemiche per le quali servirà più capitale. Piazza Cordusio potrebbe rientrare fra quelle cui è richiesto un 1% di core tier 1 in aggiunta al 7% (secondo «Basilea 3»), un livello agevole per la banca, che dovrebbe essere all'8-9%. Poi la Banca d'Italia dovrà precisare quanto capitale servirà sulla base dei criteri dell'Eba — e per farlo servono i conti trimestrali — e decidere se computare come capitale i 3 miliardi di bond cashes.
Intanto c'è chi scommette sulla banca. Come rivelato ieri dall'agenzia TmNews, un gruppo di investitori riuniti dalla Alessandro Proto Consulting hanno acquistato lo 0,80% di UniCredit. «Sono tre imprenditori italiani e due inglesi che hanno acquistato nei giorni scorsi», spiega al Corriere Proto, consulente di private equity. L'investimento si aggirerebbe sui 100 milioni. «È un investimento non speculativo, ma che dovrà durare nel tempo. Si voleva dare un segnale positivo per l'italianità, ma certo la decisione è stata presa anche facendo riferimento alla prossima scadenza del board».
 

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