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Effetto Alitalia, ribaltone in Etihad Dopo dieci anni l’addio di Hogan

Dopo oltre dieci anni alla guida della galassia Etihad James Hogan, presidente e amministratore delegato, lascia il timone di una compagnia aerea diventata globale, con sei vettori partner, tra cui Alitalia (49% delle quote), Air Berlin (29,21%), l’indiana Jet Aiways (24%), Virgin Australia (20%), Air Seychelles (40%) e Air Serbia (49%). Con lui si dimetterà, entro la seconda metà dell’anno, anche James Rigney, direttore finanziario. Una nota interna ad Etihad segnala che la ricerca di un nuovo capo-azienda sia già cominciata da un po’. Da almeno sei mesi. Il governo di Abu Dhabi, azionista di riferimento di Etihad, vuole un cambio di passo nelle strategie delle sue controllate. Il pallino è in mano al consiglio di amministrazione di Etihad Airways, in cui Mohamed Mubarak Fadhel Al Mazrouei ricopre la carica di presidente. Le dimissioni di Hogan porteranno con sé, inevitabilmente, anche la decadenza della carica di vicepresidente di Alitalia e la perdita di un posto nel board della compagnia. Al suo posto dovrebbe entrare Ahmed Ali Al Sayegh, potentissimo uomo d’affari di Abu Dhabi. Non è ancora chiara la tempistica. Al Sayegh fa già parte del comitato strategico di Alitalia composto da soli membri dei soci della compagnia. Uno steering committee che convoca (a chiamata) l’amministratore delegato di Alitalia, Cramer Ball, per discutere del rilancio della compagnia. La posizione dello stesso Ball, a questo punto, rischia di indebolirsi. È stato Hogan a portarlo in Alitalia. Con il beneplacito dell’azionista emiratino che ne aveva valutato le buone performance al timone dell’indiana Jet Airways, fondata dal potentissimo Naresh Goyal, per dieci anni nel board della Iata (International Air Transport Association).

Al momento Ball resta alla cloche di comando della compagnia. È in attesa di emendare il piano industriale, già scritto, ma ora all’attenzione di Roland Berger, consulente scelto dai soci bancari per una verifica oggettiva del progetto di rilancio. È già cominciata la revisione dei costi. Risparmi previsti per 160 milioni di euro per il 2017. Con un taglio netto ai contratti di fornitura e per il leasing degli aerei. Alcuni, a ben vedere, “tare” storiche per Alitalia. Contratti capestro firmati anni fa e di difficile risoluzione senza passare per contenziosi di natura legale.

Ad ogni modo dagli Emirati si percepisce la volontà di una discontinuità netta. Accelerata anche da una moral suasion, su Alitalia, da parte dei soci bancari Intesa Sanpaolo e Unicredit. Che hanno più volte manifestato il malessere per la gestione di Hogan di questi ultimi due anni. Il board di Etihad sta visionando profili di standing elevato per favorire la transizione. Soprattutto per dare a Lufthansa un interlocutore con cui trattare.

Con Francoforte i rapporti sono costanti. Etihad ha firmato nuovi accordi di codesharing con la compagnia tedesca per aumentare i ricavi nell’emissione dei biglietti. E un contratto di leasing che riguarda Air Berlin, vicinissima a portare i libri in tribunale con i sindacati tedeschi inferociti per i tagli al personale. Ma l’ipotesi di un ingresso di Etihad nel capitale sociale di Lufthansa è stata più volte smentita. Ciò che è certo è la volontà di Etihad di continuare ad investire in Alitalia. Almeno altri 300 milioni.

Fabio Savelli

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