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Effetti fiscali sull’utile Enel

di Celestina Dominelli

Le voci di un possibile declassamento avevano già agitato la vigilia. Così ieri, in serata, poco dopo la presentazione dei conti 2011 e del piano industriale 2012-2015 – che ha rivisto al ribasso i target futuri complice la crisi perdurante nei Paesi in cui si concentra di più il business del gruppo (Italia e Spagna fanno da sole il 60% dell'Ebitda) –, Enel ha incassato il downgrading di Standard & Poor's. Che ha allineato la "pagella" del gruppo a quella della Repubblica italiana, portando il rating a lungo termine da A- a BBB+, con outlook stabile. L'ad Fulvio Conti non si mostra preoccupato. «Questo piano giustifica ampliamente un rating A – dice prima che arrivi il verdetto -. Ma è un atto dovuto, un adeguamento al rating della Repubblica». E che peserà «per 15-20 punti base» sul costo del debito (stima Luigi Ferraris, cfo di Enel). Il bicchiere è dunque mezzo pieno alla fine di una giornata in cui la Borsa ha "punito" il gruppo con un -5,6% dopo che, in avvio di seduta, a risultati 2011 già noti, il titolo era stato sospeso per eccesso di volatilità. Colpa, dicono gli analisti, di stime inferiori alle attese e di un cambio della politica dei dividendi: dal 2012, infatti, il pay-out passa dal 60 al 40% dell'utile netto ordinario.

A impensierire il mercato, insomma, è il futuro prossimo, perché dal 2011 Enel esce tutto sommato bene, come spiega Conti. «Nel 2011 abbiamo avuto risultati molto soddisfacenti e ancora una volta in linea con gli obiettivi precedentemente indicati, pur operando in un generale quadro economico sfavorevole», in particolare in Italia e Spagna. Venendo quindi ai numeri, l'utile netto scende a 4,14 miliardi di euro (-5,5% rispetto al 2010), mentre quello ordinario è pari a 4,09 miliardi (-7% sull'anno prima). Un rallentamento che sconta la difficile congiuntura economica, ma anche l'inasprimento della Robin tax. Crescono peraltro i ricavi a quota 79,5 miliardi di euro (+8,4%), soprattutto per merito della generazione e del trading di energia elettrica e combustibili, oltre che per effetto di alcune cessioni e rivalutazioni. Sale, poi, l'Ebitda (17,7 miliardi di euro) anche grazie «all'incremento dei risultati delle Divisioni mercato, infrastrutture e reti, internazionale ed energie rinnovabili, parzialmente compensato dalla riduzione del margine delle divisioni generazione ed energy management e Iberia e America Latina». E cresce l'Ebit, a 11,3 miliardi di euro (+1%).

Il 2011, poi, rassicura sul fronte dell'indebitamento finanziario netto, pari a 44,6 miliardi di euro (-0,7%). Ma è solo l'avvio di una discesa costante che porterà il "fardello" a 43 miliardi nel 2012, a 39 miliardi nel 2014 e a 30 nel 2016. Quando anche gli altri fondamentali ripartiranno (nelle promesse) in quarta: 19 miliardi per l'Ebitda e 5 miliardi per l'utile ordinario netto (3,4 miliardi nel 2012 e 3,8 del 2014), su cui si calcolano i dividendi. Che, prudentemente, Enel rimodula proponendo per il 2011 una remunerazione più bassa (0,26 euro per azione contro 0,28 euro del 2010). Una scelta che fa il paio con quella, comunicata a fine gennaio, di non versare acconti sul dividendo nel 2012. «Nei prossimi anni – sottolinea Conti – intraprenderemo azioni manageriali in termini di ottimizzazione degli investimenti, incremento delle efficienze e risparmi di costo con un conseguente miglioramento della generazione di cassa». Flussi di cassa che potrebbero beneficiare anche di «piccole operazioni» di acquisizione, affiancate da «dismissioni residuali» di asset non strategici.

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