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Edizione spinge su Atlantia per un negoziato con Cdp nella partita Autostrade

Il consiglio di amministrazione di Atlantia oggi avrà tante cose di cui discutere, oltre a licenziare i conti 2020 e convocare per fine aprile l’assemblea dei soci per l’approvazione del bilancio. Pare molto probabile che la scadenza dell’offerta di Cdp per l’88% di Autostrade in mano ad Atlantia, fissata per il 16 marzo, vada verso l’ennesimo rinvio. Martedì sera nel corso di un incontro telematico tra Atlantia, la Cassa e i fondi Blackstone e Macquarie sarebbe emerso qualche margine di trattativa rispetto all’offerta che valorizza 9,1 miliardi il 100% di Austostrade. Anche se una nuova offerta non è ancora arrivata e di certo sarà difficile raggiungere alla soglia minima fissata dagli advisor di Atlantia in 10,5 miliardi.
Ma la novità rispetto alle settimane scorse è la posizione di Edizione, la holding della famiglia Benetton che è il principale socio di Atlantia con il 30,1%. Dopo la conference call di martedì, Edizione avrebbe infatti sollecitato i vertici di Atlantia affinché venga fatto ogni sforzo possibile per trovare una soluzione capace di soddisfare gli interessi di tutti gli stakeholder, o di valutare le possibili conseguenze connesse a eventuali scenari alternativi in caso non si trovi un accordo. Su questo punto, il management di Atlantia sarebbe invece attento alle istanze del fondo Tci (accreditato di una quota attorno al 10% della società) e del suo rappresentante Chris Hohn, il quale ritiene che il prezzo offerto da Cdp e soci non sia adeguato. Qualcuno parla di rapporti tesi tra la holding veneta presieduta da Enrico Laghi e il presidente di Atlantia Fabio Cerchiai, altri sostengono che si tratti di una «normale dialettica costruttiva» tra azionisti e azienda.
Di fatto la Edizione dei Benetton pare avere un approccio più pragmatico e flessibile rispetto all’ad Carto Bertazzo e il presidente Fabio Cerchiai, che vedono concreto il rischio di un’azione di responsabilità se dovessero acettare un prezzo troppo basso per la loro quota di Autostrade. A distanza di due anni e 7 mesi dal crollo del ponte Morandi che è costato la vita a 43 persone, per i Benetton trovare una soluzione di compromesso con Cdp e il nuovo governo Draghi ha un valore che va oltre quello economico, anche perché pure l’incertezza e la paralisi che si protraggono da mesi hanno un costo. Per fare una valutazione oggettiva su Aspi, alla luce del nuovo piano regolatorio (che si basa sul sistema Art e su una remunerazione del 7,09%) e dell’attualizzazione dei rendimenti attesi di qui alla fine della concessione vanno tenute in conto tante variabili positive (il calo dei tassi d’interesse) e negative come il peggioramento del merito di credito di Aspi, il nuovo piano tariffario, e le nuove previsioni di traffico (dato che l’effetto Covid sarà recuperato in tariffa solo a partire dal 2025).
In ogni caso l’offerta da 9,1 miliardi presentata da Cdp e dai fondi esteri per il 100% di Aspi sarebbe basata – secondo fonti ben informate – sullo stesso tasso di attualizzazione dei flussi finanziari attesi da qui alla scadenza della concessione nel 2038 che fu utilizzato nel 2017, quando gli investitori Allianz e Silk Road valutarono il 100% di Aspi 14,8 miliardi.
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