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Edizione si tiene stretta Cellnex Respinta offerta da 1,7 miliardi

Offerta dagli Usa per la Cellnex dei Benetton. Secondo indiscrezioni, il colosso americano Stonepeak Infrastructure Partners avrebbe infatti recapitato al board di Edizione un’offerta da 1,7 miliardi per metà della partecipazione in Cellnex. Un’offerta, questa, che il board avrebbe però rifiutato ai primi di luglio.

Stonepeak è un colosso infrastrutturale che ha sede a New York e gestisce 18 miliardi di dollari di investimenti. La mossa, benché rifiutata, mostra comunque l’elevata attenzione che il business delle torri sta riscuotendo sul mercato e che vede la famiglia di Ponzano Veneto impegnata con il 16,45% in mano a Edizione (primo azionista), seguita dal fondo di Singapore al 7,03% e da quello di Abu Dhabi al 6,97%. Il precedente veicolo ConnecT, che racchiudeva i tre soci, è stato liquidato lo scorso 10 giugno e la quota di Edizione è finita in un’altra newco: ConnecT Due Srl. Va ricordato – per chiudere il cerchio sull partecipazione dei Benetton in Cellnex – che Atlantia, la capogruppo di famiglia nel settore infrastrutture, a luglio 2018 sottoscrisse un accordo che, tra le altre cose, riguardava l’acquisto di una partecipazione fino al 5,98% di Cellnex. Il termine per esercitare l’opzione, in scadenza il 12 luglio 2020, è stato spostato dal cda di Atlantia in avanti di un anno.

Edizione, contattata, non ha voluto commentare la notizia dell’interesse di Stonepeak. Se però la quota della famiglia di Ponzano nel gruppo iberico sembra fare gola ai grandi fondi infrastrutturali sulla scia dell’interesse per un settore, quello delle torri, che è sugli scudi, l’impressione è che i Benetton, persa Autostrade, vogliano concentrarsi su questo business. «L’impegno della famiglia Benetton è lo stesso di prima ed è un forte impegno sul futuro di Cellnex» come per gli altri due soci ex ConnecT: i fondi sovrani di Abu Dhabi e Singapore, ha detto Franco Bernabè, presidente dell’operatore spagnolo di infrastrutture per le tlc, proprio ieri da Madrid nel corso di un incontro con i media dopo l’assemblea degli azionisti.

Tutto questo nel quadro di un progetto che, per usare le parole del ceo Tobias Martinez, prevede «crescita, crescita, crescita» come fatto finora e dimostrato dai 14 miliardi di euro investiti dalla quotazione in Borsa fino al 2027. Grazie a questo impegno la società ha sottolineato che solo con gli attuali contratti arriverebbe nel 2027 a 2,4 miliardi di ricavi (contro gli 1,035 del 2019) ed Ebitda da 1,8 miliardi (686 milioni nel 2019). Va detto che la politica di acquisizioni impatta sul risultato netto che anche nel semestre è stato negativo per 43 milioni. Ma il rosso legato all’attivismo – come è sempre stato ribadito dalla società in questi anni – è da mettere in conto come condizione di necessario sviluppo.

Possibile, dunque, un nuovo aumento di capitale dopo i due per complessivi 3,7 miliardi del 2019? L’ad Martinez non lo esclude ma al momento «non c’è nulla da annunciare al mercato» e comunque «siamo a nostro agio con la liquidità di 4 miliardi di cui disponiamo».

Di sicuro il presidente e l’ad Cellnex hanno tenuto a ribadire, agli azionisti come alla stampa, l’intenzione di guardarsi intorno per qualsiasi occasione in un mercato che a livello europeo consta di «500mila torri: è un mercato florido». Lo sguardo potrebbe posarsi sull’Europa Orientale, ma il focus è in Europa occidentale e negli 8 Paesi in cui la società opera con le sue 61mila torri al 2027. Occhi puntati «anche in Spagna», dove accanto a Cellnex è in partita Telxius, consociata di Telefonica partecipata fra gli altri da Kkr. Un interesse da parte di Cellnex potrebbe esserci sulla nuova Inwit? «È difficile pensare a un’operazione così» replica il ceo partendo dalla complicazione di «ricevere la necessaria approvazione delle Autorità della concorrenza». In questa strategia di crescita una condizione imprescindibile è invece quella di puntare solo a «partecipazioni di maggioranza»: caveat che escluderebbe un’operazione sulla towerco di Ck Hutchison come ventilata nelle scorse settimane dall’agenzia Bloomberg. In generale però l’interesse per quanto accade in casa Hutchison non è stato escluso.

Intanto la società si gode la sua escalation in Borsa: +95% dalla chiusura del 2018 e in crescita del 45% da inizio anno, per una capitalizzazione salita a 22 miliardi di euro. Confermato il dividendo, fa sapere la società, «con un aumento del 10% annuo, nell’ambito della politica dei dividendi approvata per il periodo 2020-2022».

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