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Edizione, più dividendi e meno debiti torna il bel tempo in casa Benetton

Il barometro a casa Benetton segna “bel tempo”. In effetti, era da parecchi anni, ovvero da quando è iniziata la tempesta della Grande crisi, che il meteo non appariva altrettanto favorevole. L’indicatore Net asset value (Nav) di Edizione nei giorni scorsi è tornato sopra ai dati del 2007, oltre 8,5 miliardi di euro. Dipende dal recupero delle Borse, ovviamente. Ma dipende non di meno dalla riorganizzazione radicale realizzata su partecipate e controllate dalla casamadre presieduta da Gilberto Benetton. Affinché il grande cantiere sia compiuto, occorre “solo” portare a segno il riassetto di Benetton Group, che dal primo gennaio 2015 sarà scisso in tre distinte aziende. In questo senso, e cioè in vista di una sorta di sua ri-fondazione, trova ragione la perdita di 198 milioni del ramo tessile/abbigliamento. Sarà una regata complessa, con vento e mare contro per Benetton Group e il velista Gilberto, e che richiederà duetre anni per arrivare alla boa di svolta. Ma nel frattempo i quattro fratelli trevigiani trovano conforto nei risultati della capogruppo Edizione, che per il 2013 evidenzia un utile di esercizio di 121 milioni e dividendi per 42,8. I dividendi sono pressoché stabili a questa soglia da anni, la quota eccedente viene altrettanto regolarmente portata a riserva. E dunque, data tale politica dei dividendi, non deve sorprendere la sorprendente pagina del bilancio di Edizione dedicata a capitale sociale e riserve: la prima voce somma 1,5 miliardi, la seconda 850,8 milioni. La seconda voce viene definita, come da codice civile, “distribuibile”, ma non significa che vi sia una qualche intenzione di erogare dividendi straordinari, anche perché non vi sarebbe la cassa, posto che Edizione ha debiti per 120 milioni. Se queste sono le ultime righe del bilancio consolidato della società con sede in Calmaggiore a Treviso, interessante è vederne le pagine antecedenti, poiché raccontano come è andato il cantiere nelle varie controllate. Sono due i fatti principali occorsi nello scorso anno e che proietteranno i propri effetti soprattutto a partire dal 2014. Parliamo della scissione di Autogrill, che ha mantenuto solo le attività di ristorazione e del ramo travel retail che con uno spin off ha generato World Duty Free. Il secondo capitolo riguarda invece l’incorporazione di Gemina (ossia Aeroporti di Roma) da parte di Atlantia (big tra i gestori autostradali a livello mondiale). Il progetto coltivato per Autogrill dall’ad Gian Mario Tondato aveva fondamenta che i mercati hanno colto: la scissione di Wdf, con la separazione di due business con trend e tipologie di mercato del tutto diverse, ha consentito la valorizzazione delle due nuove holding e le ha preparate a eventuali partner. Da notare, inoltre, che successivamente alla scissione, Edizione ha ceduto sul mercato il 9% di Autogrill e Wdf, che ha consentito un consistente abbattimento del debito della società, certificato a 440 milioni a fine 2012. Riguardo all’incorporazione di Gemina in Atlantia, la logica della fusione portata avanti dall’ad Giovanni Castellucci era non meno chiara: mettere insieme un gruppo capace d’intercettare traffici internazionali, garantendo ad Adr un supporto industriale adeguato a realizzare un piano investimenti assai ambizioso posto che il nuovo contratto di programma traguarda cantieri per 12 miliardi di euro, di cui 2,5 da effettuare nei primi 10 anni di concessione. Implicito al piano di fusione Atlantia-Gemina, oltre alla cattura della crescita mondiale derivante dai passeggeri internazionali da paesi emergenti e sostegno nell’implementazione delle infrastrutture aeroportuali, c’è da ricordare anche il supporto di Atlantia nel migliorare la qualità del servizio a Fiumicino e Ciampino. Target raggiunto, come evidenziano i dati sulla qualità percepita nel primo trimestre 2014, e pubblicati da Aci-Asq, che evidenziano il sorpasso, partendo dall’ultima posizione, di scali come Francoforte, Madrid e Parigi. E disponendo di una massa critica, di relazioni e finanziaria cospicua, è possibile a questo punto tentare lo sviluppo pure all’estero, per esempio partecipando alla gara per la gestione dell’aeroporto di Santiago del Cile. Del resto, l’ascesa del Nav dai 5,3 miliardi di dicembre 2012 alla soglia attuale di 8,5, trova una evidente corrispondenza con l’andamento dei principali titoli nel portafoglio di Edizione e oggetto appunto delle strategie sopra dette: il valore dell’azione Atlantia agli inizi del 2013 stava tra 11 e 12 euro, mentre oggi, dopo la fusione le azioni sono trattate a 20 euro. Vale a dire che, a livello della società di controllo di Atlantia, ossia la Sintonia in cui i Benetton sono magna pars, il valore della quota è cresciuto di un miliardo. Identico discorso è possibile per la partecipazione in Autogrill, che consisteva in 1,2 miliardi a fine 2012 e invece oggi la sommatoria delle due partecipazioni in Autogrill e Wdf significa 1,85 miliardi (cifra alla quale vanno aggiunti i 338 milioni incassati da Edizione per la vendita del 9% di entrambe le società). Vero è che Atlantia non ha ancora raggiunto il suo record storico, registrato a novembre 2007 con 23,5 euro per azione, ma è fortunatamente ancora più distante l’abisso degli 8 euro del marzo 2009. Nei grafici a sinistra, il fatturato delle imprese controllate da Edizione sia per area geografica che per settore merceologico L’Italia conta per il 47,1 per cento del totale Il tessile e abbigliamento conta ormai soltanto per il 13 per cento

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