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Edizione, maxi cassa per crescere all’estero

Un net asset value di 12,1 miliardi e una cassa di 1,85 miliardi, di cui 258 milioni gestiti dal fondo Questio. È questa la fotografia aggiornata a fine giugno del portafoglio di Edizione, la holding della famiglia Benetton che tiene le redini di Atlantia, Autogrill e Benetton Group. La finanziaria nei giorni scorsi ha messo il sigillo al bilancio consolidato 2016 e ha chiuso i conti con ricavi in crescita del 2,3 % a 11,6 miliardi e un margine operativo lordo in aumento del 2,5% a 3,85 miliardi. Per un utile che si è attestato a 388 milioni, inferiore agli 1,598 miliardi dell’anno precedente che erano però frutto della maxi plusvalenza generata dalla cessione di World Duty Free (1,06 miliardi). Il tutto a fronte di oneri finanziari in discesa a 583 milioni dagli 816 milioni del 2015 e di un debito in ascesa a 11,08 miliardi dai 10,1 miliardi dell’esercizio precedente. In questo contesto il patrimonio netto è cresciuto di oltre 1,7 miliardi passando da 13,137 miliardi a 14,92 miliardi.
La capogruppo,invece, ha archiviato il 2016 con profitti per 308 milioni complici dividendi per 321,4 milioni, di cui sostanzialmente 270 milioni ricorrenti e circa 50 milioni generati dalla cessione di Grandi Stazioni. Nel 2015, sempre sulla scorta della vendita di WDF, l’utile era stato di 529,6 milioni.
Dai numeri di bilancio consultati da Il Sole 24 Ore emerge chiaramente il peso sempre più rilevante che il segmento infrastrutture e servizi per la mobilità ha sui conti della holding: quell’area di business, forte degli oltre 5,2 miliardi di ricavi, vale quasi il 45% del fatturato mentre l’abbigliamento è scivolato ancora e genera appena il 12,5% del giro d’affari. D’altra parte il 2016 è stato un anno particolarmente complesso per Benetton Group. Guardando i conti, la storica azienda di famiglia ha registrato una contrazione dei ricavi dell’8,5% a 1,37 miliardi per un margine lordo industriale in discesa a 616 milioni dai 651 milioni del 2015 e un risultato netto negativo di 81 milioni, contro il rosso di 46 milioni dell’anno precedente. A pesare, in parte, sono stati gli accantonamenti che sono saliti da 29 a 50 milioni. Tanto che l’ebitda pre accantonamenti è stato di 70 milioni contro gli 84 milioni dell’anno precedente. Tuttavia, appare evidente che il settore non si sia ancora lasciato alle spalle la fase di crisi. Gli sforzi dell’azienda, tuttavia, sono tesi a invertire la rotta e lo si vede dal trend crescente degli investimenti: 54 milioni contro i 41 milioni del 2015. Le previsioni per il 2017 sono per un aumento del giro d’affari sul canale diretto e una contrazione del fatturato su quello indiretto.
Il 2017, più in generale, sarà comunque un anno chiave per Edizione. Atlantia entro l’anno completerà il dossier Abertis: per farlo ha messo in agenda un aumento di capitale dal servizio dello scambio di azioni per massimi 3,8 miliardi. L’operazione sposterà il baricentro della holding all’estero, e porterà la finanziaria della famiglia Benetton a scendere attorno al 25% della nuova realtà, una soglia che tecnicamente permetterà alla società di risalire fino al 29,9% del capitale dell’agglomerato senza incappare in obblighi d’Opa. Si vedrà se ciò accadrà, di certo Atlantia e le sue controllate già ora hanno un peso particolarmente rilevante sul portafoglio di Edizione. Autogrill, invece, sta riorganizzando la parte food in Italia con l’intenzione di creare un’azienda dedicata al retail autostradale nel paese e una per i punti vendita nelle grandi città. L’idea, in sostanza, è di trasformare Autogrill in una sorta di holding, come Atlantia, per poi studiare al meglio possibili percorsi di valorizzazione.
Non basta. Edizione ha a disposizione oltre 1,85 miliardi di cassa. Di questi circa 258 milioni sono gestiti da Questio ma gli investimenti sono facilmente liquidabili, tanto che a fine 2016 i denari “vincolati” nella sgr erano circa 500 milioni. Insomma, la società ha liquidità in abbondanza e intende utilizzarla per sviluppare investimenti di lungo periodo e allo stesso tempo agevolare progetti di espansione delle proprie partecipate, rafforzandone la presenza nei settori di competenza. In ragione di ciò Edizione si è data alcuni target precisi: i nuovi investimenti dovranno avere una forte esposizione internazionale e una posizione di leadership nel settore; dovranno essere gestiti da management con una forte visione imprenditoriale; dovranno appartenere a settori non correlati con il portafoglio esistente; dovranno generare una significativa crescita di valore nel medio lungo periodo in una logica di total shareholders return; e infine dovranno avere una dimensione dell’investimento tale da consentire un’influenza strategica. Sulla scia di queste linee guida si cercheranno nuove opportunità ma con l’obiettivo di spostare l’ago della bilancia sempre di più verso le attività estere che oggi, non considerando l’operazione Abertis, valgono il 43% del giro d’affari. Ed è in quest’ottica, probabilmente, che va letta anche l’ultima scelta strategica di Edizione, ossia quella di abbandonare il settore dell’editoria: un percorso inziato con la vendita della quota in Rcs, la successiva valorizzazione delle azioni che deteneva ne Il Sole 24 Ore e ora aderirà all’Opa di Caltagirone Editore per il delisting.

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