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Editoria, il piano di Martella “Usare il Recovery Fund anche per l’informazione”

ROMA — Un’esigenza comune percorre l’Europa investita dalla seconda ondata del Covid-19. Mai come in questo momento, le famiglie e le imprese hanno bisogno di un’informazione accurata, professionale. Lo dice anche la Germania che – mentre presiede il Consiglio dell’Ue, dal primo luglio 2020 chiama alla «resistenza contro le notizie false e fuorvianti». In questo scenario, la nostra Presidenza del Consiglio candida il suo “Piano per il rilancio del settore editoriale” a ricevere consistenti aiuti dal Recovery Fund, il flusso di denaro che l’Europa metterà a disposizione da gennaio del 2021.
Davanti ai deputati della commissione Cultura, il sottosegretario Andrea Martella (con delega all’Editoria) descrive le coordinate di questo piano. E subito incassa il consenso di Vittoria Casa (Cinquestelle), presidente della commissione. Dice Casa: «Con la pandemia la crisi del settore editoriale si è fatta drammatica. Al tempo stesso, la richiesta d’informazione di qualità è stringente. Usciremo da questa contraddizione grazie ai fondi del Recovery Fund. Aiuterà l’editoria ad adeguarsi alle sfide dei tempi che corrono».
Il piano comprenderà misure strategiche a supporto dell’industria editoriale ed altre, vicine alle esigenze pratiche delle persone. Famiglie dal reddito basso e con minori in casa – a proposito di esigenze pratiche – otterranno bonus o sconti fiscali per comprare device digitali (tipo tablet) e abbonamenti ai giornali. Anche a scuola, bambini e ragazzi leggeranno i giornali su supporto digitale. Saranno rafforzati, per questo, gli aiuti agli istituti perché rinnovino gli abbonamenti. Gli anziani con più di 65 anni riceveranno voucher per comprare giornali in edicola. Confermato infine il bonus Cultura da 500 euro per i diciottenni.
Il settore editoriale – secondo il piano presentato da Martella – deve creare posti di lavoro, anche per inserire nelle redazioni giovani con nuove abilità professionali. Si lavorerà a un ampio ricambio generazionale. Gli editori beneficeranno di aiuti fiscali e contributivi a patto di regolarizzare i lavoratori precari, tra cui si segnalano tanti giovani agguerriti. Le norme nazionali sull’equo compenso – che puntavano ad assicurare retribuzioni onorevoli ai collaboratori – troveranno un’attuazione concreta. Sostegno anche alle aziende che rimetteranno in pista giornalisti licenziati. Chi è già assunto intanto frequenterà corsi di aggiornamento per imparare i “mestieri” del presente, dal videomaker al social media manager.
Le imprese editoriali saranno equiparate a quelle manifatturiere. Dunque potranno beneficiare del fondi che oggi sono nel Piano nazionale “Transizione 4.0”. Il piano della Presidenza del Consiglio userà, poi, la leva degli sconti fiscali per ammodernare le redazioni. Servono strumenti hardware capaci di generare contenuti multimediali e in realtà aumentata. E c’è bisogno di fondi per aprire le porte all’intelligenza artificiale. Il governo punta inoltre ad aiutare le industrie perché comprino spazi pubblicitari. Sarà confermato il credito d’imposta che restituirà agli investitori il 50% della spesa pubblicitaria pianificata sui giornali, i siti, le radio e le tv. Le testate online recupereranno – sempre attraverso il credito d’imposta – il 50% degli investimenti in server o in servizi di hosting. Credito d’imposta, ancora lui, a beneficio dei distributori di giornali ed edicolanti perché rendano più intelligente la loro rete.

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