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Editoria, la rivincita del quotidiano

Non bastavano la fake news. Ci voleva la post-verità. E, ora, persino gli ufficialissimi «fatti alternativi»: quelli con cui lo staff di Donald Trump ha aggiunto il sigillo dell’aquila presidenziale americana al mare di leggende o falsi preconfezionati in cui si annegavamo appena aperta la rete dei social, dei blog (non tutti), dei mille siti incontrollati. Col che si è velocemente passati al «dopo». È ormai l’intero circuito notizie-informazione, considerate «irrinunciabili», a rischiare la vulnerabilità a quella stessa deriva fake, post, alternativa. Bugiarda, insomma. Lo sa bene anche la stampa quotidiana. È certificata, controllata, ha decenni o (come Il Corriere della Sera) più di un secolo di credibilità applicata poi alle più giovani multi-edizioni web, eppure capita che si ritrovi vittima degli identici «pregiudizi e luoghi comuni».

Per questo nasce il progetto NewsBrand, presentato ieri a Milano, e il nome già in parte racconta la sostanza: se notizie e informazione sono «i contenuti mediali più strategici», e la loro disponibilità è illimitata, sono ancora i brand, i marchi di quel mondo a «guidare il gioco dell’influenza sociale» e a costituire «un argine alla massa dei contenuti che arriva dal web con poca o nessuna mediazione».

GroupM, che ha realizzato il progetto insieme a Rcs Pubblicità, Manzoni, System 24 e Piemme (le concessionarie dei principali quotidiani), offre all’affermazione la base di due ricerche esclusive. Si scopre, per esempio, che 33 milioni di adulti (2 italiani su 3) entrano in contatto ogni settimana con i NewsBrand; che il contributo maggiore viene dalla stampa quotidiana con 28 milioni di lettori e 66% di lettori esclusivi rispetto al digitale; che grazie alle diverse piattaforme, ma con le edizioni cartacee in prima linea (sorpresa?), coprono trasversalmente tutte le generazioni.

Che, infine, trasversali sono anche gli interessi: ai 723 milioni di pagine di attualità lette ogni mese corrispondono 700 milioni di pagine di sport, economia, cultura, salute.

Ne discende il profilo di attrattività dei NewsBrand per chi pianifica campagne di comunicazione. Per il consumatore «i formati della stampa quotidiana sono i più pregiati per ricordo e gradimento».

È solo un esempio. Che fa concludere a Federica Setti, chief research officer di GroupM, come «i sistemi che nascono dai brand editoriali, e i NewsBrand in particolare, siano ancora riferimento imprescindibile per qualità e credibilità». E non accade per caso: «Grazie alle risorse esclusive che mettono a disposizione».

Raffaella Polato

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