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Editori contro la Ue “La norma sulla privacy aiuta i colossi del web”

Appena un anno. Poi, dal maggio 2018, potrebbe cambiare molto se non tutto in fatto di privacy e di pubblicità online. L’intero ecosistema digitale e i suoi equilibri muteranno sia per i cittadini sia per le aziende. Oggi alle 14 al Parlamento europeo ci sarà un primo incontro informale su questo nuovo regolamento chiamato “ePrivacy”, proposto dalla Commissione europea. Roberto Viola, direttore generale del Dg Connect, il “ministero” delle telecomunicazioni alla Commissione, si dice soddisfatto: «Un buon punto di equilibrio, anche se le parti in gioco vorrebbero di più in un senso o nell’altro».
Ma non tutti sono d’accordo. Una lettera aperta firmata da oltre venti editori europei è stata recapitata a Bruxelles per sottolineare le perplessità su un punto, quello relativo ai cookie che tracciano le abitudini di chi naviga e permettono di offrire una pubblicità personalizzata. Fra i firmatari ci sono Repubblica, Financial Times, Guardian, Le Monde, Der Spiegel, Le Monde, Libération, Il Sole 24 Ore. Temono si voglia arrivare a un filtro iniziale, sia su smartphone sia su browser, grazie al quale le persone potranno negare il consenso al trattamento dei dati una volta per tutte. Questo, sostengono gli editori, permetterà comunque ai colossi come Google o Facebook, che già controllano l’accesso alla Rete e hanno il quasi monopolio sulla raccolta pubblicitaria, di continuare a profilare gli utenti. Le realtà più piccole faranno invece fatica a ottenere il permesso dei lettori e saranno costrette a proporre pubblicità generiche meno efficaci.
«Tutto l’impianto dell’ePrivacy è ipergarantista, a favore dei cittadini, e contro le grandi aziende », commenta Guido Scorza, avvocato, oggi nel Team per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio. «Bene l’approccio, ma con qualche rischio nelle scelte concrete». Le altre norme infatti puntano a limitare i fastidi per gli utenti suggerendo, ad esempio, un prefisso unico per le telefonate promozionali. In teoria anche il principio di non esser mai tracciati dai cookies di sembra in effetti avere senso. «Nessuno sa quale sarà la regolamentazione finale», spiega Marta Valsecchi, direttore dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano. «E che sia meglio una pubblicità generica rispetto a una personalizzata è tutto da stabilire. Poi non è vero che i colossi del web non verrebbero colpiti. Il sistema varrebbe per tutti, certo Google e Facebook il consenso potrebbero ottenerlo più facilmente».
Le norme dovrebbero entrare in vigore con la General Data Protection Regulation (Gdpr). Prima però il Parlamento e il Consiglio dovranno vagliarle per arrivare a un testo comune. E a Bruxelles si intende procedere perché la partita venga chiusa entro giugno.

Jaime D’Alessandro

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