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Edison vince l’arbitrato sui contratti con Rasgas

Dopo un braccio di ferro durato 18 mesi, Edison vince l’arbitrato con il Qatar per rivedere il prezzo dei contratti a lungo termine di fornitura del gas, meglio noti con il nome della clausola che li contraddistingue, la cosiddetta take or pay. Il risultato concreto è un impatto positivo per 450 milioni sul margine operativo lordo di quest’anno: un numero importante che, nel caso anche l’arbitrato sul gas libico venisse chiuso con successo (l’esito è atteso entro novembre), potrebbe addirittura fare intravedere l’utile nel bilancio 2012 dopo la maxi perdita registrata nel 2011 anche a causa delle svalutazioni.
Il contratto con la Rasgas del Qatar riguarda 6,4 miliardi di metri cubi annui di gas destinati al rigassificatore di Rovigo: una fetta consistente della capacità di importazione di Foro Buonaparte (15,5 miliardi di metri cubi l’anno) e, al tempo stesso, pari al 10% del fabbisogno italiano. Ecco perchè la vittoria sancita ieri dalla Court of Arbitration dell’International Chamber of Commerce vale doppio: da una parte dà un apporto significativo ai margini di Edison, da poco passata nell’orbita della francese Edf, e dall’altra crea un prezioso precedente per gli altri colossi italiani penalizzati da contratti a lungo termine per l’acquisto di gas stipulati in passato, quando la congiuntura economica era ben diversa rispetto ad oggi. Proprio facendo leva sull’oggettivo deterioramento del mercato energetico negli ultimi tre anni (con il prezzo spot del gas che in Italia, causa calo della domanda industriale, è stato in media del 30% inferiore rispetto ai contratti a lungo termine), il team di Edison – composto dall’amministratore delegato Bruno Lescoeur, da Pierre Vergerio e da Marco Lorefice – ha convinto la Corte arbitrale del fatto che il corrispettivo pagato in Qatar non fosse più competitivo. Un traguardo raggiunto grazie a mesi di intenso lavoro richiesto prima dal tentativo, poi fallito, di rinegoziare le clausole di prezzo (che di norma consentono una revisione triennale) con Rasgas e poi dall’arbitrato, vinto a pochi giorni dal delisting di Foro Buonaparte dalla Borsa di Milano. Dal punto di vista finanziario, i benefici della sentenza di ieri – pari a 450 milioni sul mol 2012 – si collocano nella parte alta della forchetta stimata da Edison per l’arbitrato. Un elemento che, dopo i successi ottenuti l’anno scorso con Russia e Norvegia, induce all’ottimismo per le rinegoziazioni in atto con la Libia (che vale 4 milioni di metri cubi l’anno) e Algeria (2 milioni di metri cubi) con l’esito di quest’ultima che arriverà comunque l’anno prossimo. A livello ufficiale, Foro Buonaparte ha sempre sottolineato che il mol di quest’anno è atteso tra 1,1 e 1,2 miliardi incluso «il pieno effetto della rinegoziazione dei contratti con Libia e Qatar» e lo stesso ad Lescoeur, recentemente, ha ribadito che circa metà dell’ebitda arriverà dagli arbitrati. Tuttavia, il brillante risultato ottenuto sul dossier Qatar spinge all’ottimismo sia sulla Libia sia sul bilancio 2012 che, a questo punto, potrebbe riservare gradite sorprese anche sul fronte del risultato netto. Del resto, questo esercizio sarà sì il primo che verrà chiuso senza l’apporto (relativamente al secondo semestre) di Edipower in termini di ricavi e di margini, ma che potrà anche godere dell’importante calo dell’indebitamento legato proprio alla cessione del 50% della ex genco alla cordata italiana guidata da A2A.
Nei prossimi mesi, le rinegoziazioni dei contratti con Libia e Algeria, verranno portate avanti parallelamente a eventuali interventi di ristrutturazione del debito e alla stesura del nuovo piano industriale del gruppo, che verrà definito molto probabilmente entro fine anno e potrà contemplare la ridefinizione del perimetro di business con la cessione dei parchi eolici. La strada intrapresa è quello di trasformare Foro Buonaparte nella piattaforma europea del gas per la controllante Edf. «Una nuova Edison che sarà internazionale ma italiana nell’identità e nel management e che avrà in gestione tutti gli asset del gas di Edf tra cui la quota del 15% nel gasdotto South Stream e il rigassificatore di Dunkerque», aveva spiegato lo scorso giugno il presidente Henri Proglio.

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