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Edison, summit tra Passera e i soci

di Cheo Condina

Perde quota l'ipotesi di un aumento di capitale immediato di Edison mentre il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, è pronto a incontrare i soci italiani per definire una strategia comune sulla partita. Intanto, emerge un nuovo carteggio tra Edf e A2A, questa volta su iniziativa dell'utility lombarda, in cui il presidente Giuliano Zuccoli ha rilanciato l'ipotesi di una Edipower tutta italiana, ricevendo tuttavia una risposta piuttosto fredda dai francesi.
Ma andiamo con ordine. Dopo un dicembre di schermaglie, con Edf in pressing per una massiccia iniezione di liquidità e gli italiani in posizione più attendista, il consiglio di amministrazione di Foro Buonaparte in agenda per domani non sembra orientato a prendere alcuna decisione choc. Gli advisor scelti dai consiglieri indipendenti, Goldman Sachs e Rothschild, relazioneranno sul fabbisogno finanziario del gruppo, che al 30 settembre vedeva passività in scadenza entro l'anno per 824 milioni (di cui 550 legati a Edipower) e debiti finanziari correnti per circa 1 miliardo, e poi si aprirà una lunga e serrata discussione. Il momento è delicato: le agenzie di rating sono pronte a tagliare il rating di Edison a junk in caso di un nuovo rinvio (ormai scontato) al riassetto oltre il 30 dicembre ma ad oggi, in consiglio, manca l'accordo su una ricapitalizzazione. Oltre ai soci italiani, gli stessi consiglieri indipendenti (Gian Maria Gros-Pietro, Gregorio Gitti e Mario Cocchi) preferirebbero una soluzione meno penalizzante per i piccoli soci, anche se sarebbero altrettanto fermi nel chiedere di lanciare un messaggio chiaro al mercato. Di qui l'ipotesi di un compromesso: un piano di rifinanziamenti e dismissioni che, a fronte di un esito "mediano" delle rinegoziazioni sul gas (Goldman e Rothschild hanno ipotizzato due scenari, il migliore e il peggiore sui contratti take or pay), potrà comunque garantire liquidità sufficiente all'operatività del gruppo.
L'eventuale aumento di capitale, del resto, seppur finalizzato a rafforzare il bilancio di Edison, pare difficile da esaminare e approvare senza avere definito una volta per tutte il riassetto del gruppo. Al proposito, domani è previsto un altro appuntamento caldo con l'incontro a Milano tra il ministro Passera, i soci italiani e l'assessore al Bilancio del Comune di Milano, Bruno Tabacci. Dal vertice dovrebbe emergere ciò che fino ad oggi è mancato, tra spaccature all'interno di Delmi e sporadici interessamenti della politica, al fronte tricolore: una linea d'azione comune nel negoziato con Edf. Un'esigenza che lo stesso Passera sembra invece avere colto fin dal primo momento parallelamente alla consapevolezza che l'esito della partita su Edison va contestualizzato nel piano energetico nazionale.
In quest'ottica, c'è chi rilancia l'idea dell'Edipower tutta italiana (alla quale il consiglio di gestione di A2A, lo scorso autunno, ha tuttavia preferito lo "spezzatino"), con Delmi che rileverebbe l'intera ex genco cedendo ai francesi il 30% di Edison. L'ipotesi, secondo quanto rivelato dall'agenzia Radiocor, è stata illustrata dal presidente Zuccoli, in una lettera inviata nei giorni scorsi all'omologo di Edf, Henri Proglio con l'obiettivo di sbloccare l'impasse. Piuttosto che accollarci 800 milioni di debito per le due centrali idroelettriche di Edipower, è il ragionamento di Zuccoli, preferiamo arrivare a 1,1 miliardi ma prenderci tutti e nove gli impianti della società.
Si tratta ovviamente di scenari che vanno verificati sia sotto il profilo della sostenibilità finanziaria (A2A chiuderà l'anno con debiti netti per 4 miliardi) sia con l'effettiva disponibilità dei francesi, che puntavano sul termoelettrico di Edipower per rafforzare la filiera europea del gas. Anche per questo, nella propria risposta, Proglio avrebbe richiamato Zuccoli a giocare la partita sul campo già scelto a fine ottobre con gli accordi di Parigi, che prevedono il break up di Edipower e la scissione della holding Transalpina di Energia, cui fa capo il 61% di Edison.

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