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Edison, stretta nella notte per l’intesa

di Stefano Agnoli

MILANO — A un soffio dall'accordo definitivo sul riassetto Edison, tanto che fino a ieri sera non si escludevano comunicazioni già quest'oggi. I due soci di Foro Buonaparte — i francesi di Edf e gli italiani della compagine guidata da A2A e racchiusa nella holding Delmi — sono assai vicini a trovare la soluzione del rompicapo che li sta impegnando da quasi un anno a questa parte. Ovvero come chiudere una cooperazione ormai senza senso e, soprattutto, come dividere le attività del terzo produttore italiano di energia. Una trattativa avvenuta negli ultimi giorni (e nelle ultime ore) sotto la lente del ministro per lo Sviluppo Corrado Passera, che ha impresso la necessaria accelerazione per fare uscire Delmi dall'angolo nel quale era finita. Ora, secondo chi ha seguito da vicino un negoziato che si è protratto fino a tarda notte, la cordata italiana può chiudere la vicenda ritrovandosi tra le mani «una gran bella azienda»: ovvero la ex genco Edipower, che avrebbe il pregio di «avvicinare parecchie municipalizzate», contribuendo così a rispolverare il sogno della «superutility» nazionale, periodicamente apparso sulla scena energetica del Paese.
Prima però di pensare a nuovi sviluppi strategici si tratterà di sciogliere gli ultimi fili della matassa Edison. L'antivigilia di Natale, secondo quanto si apprende, il quadro complessivo dell'accordo sarebbe stato delineato e illustrato a tutti gli interessati in conference call. Ieri, festa di Santo Stefano, si è proceduto alla messa a punto corale degli ultimi non secondari dettagli e a meno di intoppi dell'ultimissimo momento si è concordato di rendere nota l'intesa quest'oggi.
Due erano gli scogli principali per il raggiungimento di un accordo, basato sull'ipotesi di base dello scambio tra Edison, (destinata ai francesi) e la controllata Edipower (ambita dagli italiani): i prezzi da assegnare, rispettivamente, a quest'ultima e alle azioni di Foro Buonaparte. Cioè al 30% Edison in mano a Delmi che si aggiungerà al 50% che Edf già possiede (il restante 20% è diviso in egual misura tra la Carlo Tassara e il mercato). Proprio su questo schema sarebbe stato decisivo il pressing del ministro Passera, che avrebbe manifestato abbastanza chiaramente a Henri Proglio, capoazienda di Edf, la riluttanza del governo italiano ad accettare una diversa soluzione della questione, smussandone così la resistenza. La trattativa si è presentata difficile, ma non sono comunque mancati ai negoziatori punti di riferimento per entrambe le valutazioni: da una parte la quantificazione che la stessa Edf ha dato del 100% Edipower, acquistandone il 20% degli svizzeri di Alpiq per 200 milioni di euro. E dall'altra il valore che la Borsa dà al titolo Edison: 0,83 euro per azione lo scorso venerdì. L'ulteriore elemento di cui bisogna tener conto è anche l'obbligo di Opa cui i francesi dovranno verosimilmente sottostare una volta saliti all'80% di Edison. Un onere che a valori di Piazza Affari aggiunge 8-900 milioni di spesa al pacchetto finanziario complessivo.
Se tutto andrà secondo le attese della parte italiana, per Delmi si aprono delle prospettive interessanti, anche se assai complesse da realizzare. Non è un mistero che l'intervento dell'esecutivo in una questione tutto sommato «di mercato» come quella dei rapporti tra Edf e Delmi si giustificherebbe soprattutto con il disegno strategico di arrivare alla nascita di una superutility, come sarebbe quella derivante da una fusione tra Edipower, A2A e Iren. Magari con il supporto di alcuni tra gli attuali soci finanziari, come Mediobanca. Ma si tratterebbe di un nuovo capitolo ancora tutto da scrivere. Per il momento manca ancora la parola «fine» a quello attuale.
 

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