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Edison, si tratta su Edipower

di Francesca Basso

MILANO — Certo è solo un caso, ma ieri Edison per la prima volta dalla nascita di A2A ha chiuso a Piazza Affari in vantaggio a 0,8450 contro 0,8250 euro. Il gruppo di Foro Buonaparte è controllato dalla multiutility milanese tramite Delmi insieme a Edf e da marzo è in gioco il suo riassetto. La partita sul secondo produttore di energia del Paese è ormai ai tempi supplementari. Ieri il board di Delmi, che raggruppa i soci italiani tra cui anche Iren, ha votato all'unanimità il rinvio dal 15 settembre al 30 ottobre della scadenza dei patti parasociali, chiesto e ottenuto dal ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani al numero uno di Edf Henri Proglio una settimana fa. Ma soprattutto ha indicato la strada da seguire, dopo mesi contraddistinti da una certa litigiosità, per trovare l'accordo con i francesi: l'intesa dello scorso marzo.
Quella, per intenderci, bloccata dal governo per salvare l'italianità — in un settore strategico come la produzione di energia — perché prevedeva il passaggio del controllo di Edison ai francesi, gli italiani in minoranza ma con un'opzione a vendere certa, il cui valore però non era ancora stato stabilito, e lo spacchettamento di Edipower (sei centrali termoelettriche e tre idroelettriche). Su questo accordo si erano sollevati i malumori dei piccoli azionisti di Delmi, Iren in testa, forte del suo 15%. Ma ieri il direttore generale Andrea Viero ha smorzato i toni: «Aspettiamo di vedere come evolve lo scenario — ha commentato —. È un continuo confrontarci in un clima più costruttivo». I negoziati delle scorse settimane sembrano avere ottenuto qualche effetto. Il presidente di Delmi, Franco Baiguera, ha infatti constatato che il rapporto fra i soci è «più sereno dopo i forti contrasti sorti soprattutto fra A2A e Iren» e ha spiegato che «sul tappeto c'è sempre l'ipotesi di marzo con la variante migliorativa di Edipower tutta italiana, anche se quest'ultima ipotesi non è stata ancora vagliata dai consigli». Il compito di illustrarla a Delmi se lo sarebbe preso il presidente del consiglio di gestione di A2A Giuliano Zuccoli, che ci starebbe lavorando. Il progetto prevederebbe una cordata tutta italiana che rilevasse Edipower, coinvolgendo anche Acea e Intesa Sanpaolo. Piano che non sarebbe sgradito al governo ma che probabilmente non entusiasmerebbe i francesi. Tuttavia per il presidente del consiglio di sorveglianza della multiutility lombarda, Graziano Tarantini, la soluzione «più conveniente per la società» resta quella di marzo. A dimostrazione di una spaccatura all'interno di A2A tra due visioni differenti, che lascia perplessi i soci, come il Comune di Milano: «Sono due posizioni diametralmente opposte — commenta l'assessore al Bilancio, Bruno Tabacci —. Sono sconcertato nel vedere tanta improvvisazione. È la conferma che il modello dualistico per A2A non funziona. Ci sono due teste». Dopodomani si riunisce il consiglio di sorveglianza e probabilmente sarà l'occasione per Zuccoli di affrontare il dossier anche se non di presentare il piano. Di tempo non ce n'è più molto. I francesi sono stati chiari: non ci sarà un'altra proroga. E se non si trova l'accordo parte l'asta competitiva. Proglio, intanto, resta in contatto telefonico con Romani.
 

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