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«Edison, sì all’accordo A2A-Edf»

di Gabriele Dossena

MILANO — La difesa dell’italianità non può essere un dogma assoluto. Forse non lo è mai stato. E a ben guardare, in determinati settori potrebbe anche provocare effetti collaterali controproducenti. Così, stemperate dal tempo le tensioni, alimentate da uno spirito antifrancese che la scorsa primavera aveva accompagnato l’acquisizione di Bulgari da parte della Lvmh di Louis Vuitton a cui è seguita l’offensiva di Lactalis su Parmalat, l’idea che Edison diventi tutta francese adesso sembra spaventare di meno. Con buona pace del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che proprio tre mesi fa si era messo di traverso a una ipotesi di riassetto in questo senso, sui timori di un passaggio in mani francesi del secondo produttore di energia elettrica italiano. A riaprire la discussione sul tema ci ha pensato ieri il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’Energia Stefano Saglia. Questa la sua tesi: «L’accordo raggiunto a marzo dai soci italiani (guidati da A2A e raggruppati in Delmi, ndr) e Edf sul riassetto della Edison era buono e positivo per tutti; è utile concludere velocemente questa partita in modo da dare a Foro Buonaparte una governance più consona» . E ancora: «Su Edison bisogna fare in fretta, perché la società ha bisogno di affrontare le nuove sfide nel settore a livello internazionale. Edison ha bisogno di chiarezza e di piani industriali per cui noi non abbiamo pregiudizi rispetto a questo piano. E anche la questione dell’italianità, a questo punto, lascia il tempo che trova » . Saglia riconosce comunque di non essere «l’unico a decidere argomenti di questa importanza, anche di livello internazionale» . Ribadisce però quanto già detto nei mesi scorsi, e che «l’intesa sullo scambio degli asset e il ritorno economico sia per A2A sia per Edison è buona e positiva, per la parte italiana e per la parte francese» . Il piano, bloccato lo scorso marzo, prevede lo scioglimento di Transalpina di energia (holding controllata al 50%da Delmi e al 50%da Edf, che detiene il 61,3%del capitale di Edison) e il controllo diretto della maggioranza del capitale di Edison da parte di Edf con i soci italiani in minoranza. Previsto anche lo spacchettamento di Edipower, controllata al 50%da Edison e al 20%da A2A, con la spartizione delle centrali tra i vari azionisti. Da Saglia sembra quindi arrivare un sostanziale via libera al riassetto e quindi a un rapida conclusione delle trattative. Anche perché a metà settembre scadranno i patti parasociali che regolano la governance di Foro Buonaparte e in mancanza di accordo con i francesi per quella data si andrà all’asta competitiva sugli asset del gruppo. Definitivamente escluso, invece, il coinvolgimento di Eni e Enel in caso d’asta: «La partecipazione dei nostri campioni nazionali sarebbe un di meno rispetto alla concorrenza e penso possano provocare un qualche profilo Antitrust che creerebbe delle preoccupazioni» , ha detto Saglia.

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