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Edison sarà il polo del gas francese

MILANO — La nuova Edison, quella nata dal divorzio tra i soci italiani riuniti in Delmi (capeggiati da A2A e Iren) ed Edf, ora azionista di maggioranza (80,6%), ha mostrato le proprie carte. Dopo 130 anni di storia il più antico gruppo energetico nazionale è passato nelle mani di Parigi. E i piani del colosso francese per la nuova controllata sono ambiziosi: Edison diventerà «il polo strategico, operativo e gestionale del gas di Edf e avrà la responsabilità della gestione di tutti gli asset legati al gas, dal South Stream al nuovo rigassificatore di Dunkerque, nel nord della Francia (in fase di costruzione, ndr), allo stoccaggio e agli idrocarburi», come ha spiegato il neo presidente Henri Proglio, che è il numero uno di Edf. Ieri oltre a presentarsi ai dipendenti, a cui ha parlato in inglese, il manager francese ha anche incontrato il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia.
L’incarico di Proglio è pro tempore. Decadrà alla conclusione dell’Opa obbligatoria sul flottante di Edison, attesa per fine luglio. A Edison spetta anche un posto nel patto di sindacato di Rcs Mediagroup, finora ricoperto dal presidente. Conclusa l’Opa, Edf interverrà sul board: «Dobbiamo definire una nuova governance, più flessibile e più snella» ha detto Proglio, ribadendo quanto già assicurato in precedenza: «Edison rimarrà un’azienda italiana, il management sarà italiano e vogliamo un presidente italiano. Edf e Edison saranno integrate ma autonome». Nessuna intenzione, dunque, di trasferire a Parigi la testa pensante del gruppo: «Le strategie di Edison saranno decise a Milano, ma potrà godere del sostegno di Edf». In questa nuova ottica anche un eventuale aumento di capitale per Proglio non ha più senso. «La situazione è radicalmente cambiata — ha puntualizzato —. Non ci sono più problemi di ordine finanziario perché Edison fa parte del sistema globale di Edf. Possiamo fornire finanziamenti grazie alla nostra solida situazione patrimoniale».
Proglio affronta con pacatezza anche i dubbi della Carlo Tassara (ha il 10%) sull’adesione all’Opa che Edf dovrà lanciare sulle minoranze. Il gruppo di Romain Zaleski ha anche minacciato azioni legali contro l’accordo che ha portato al riassetto di Edison. «Non vedo problemi — ha detto il manager francese —. Il prezzo è concordato con Consob e sono sorpreso che alcuni azionisti stiano esitando. Delle due l’una: o il prezzo è attraente oppure si crede che il suo valore può crescere e non si aderisce all’Offerta». L’Opa sarà lanciata a 0,89 euro ad azione, ma la Tassara detiene i titoli Edison, dati in pegno alle banche creditrici, a un valore di carico di circa 1,5 euro ad azione. Tuttavia sull’Offerta Proglio è stato tranchant: «Il problema non è nostro, oggi abbiamo il controllo. Piuttosto vedremo se avremo flottante sufficiente perché Edison resti quotata, se saremo costretti a fare il delisting lo faremo, vogliamo rispettare le regole». E su una possibile ricostituzione del flottante, il numero uno di Edf ha chiarito: «Per la società è positivo essere quotata, Edison è una parte importante della storia di Milano, ma credo che dovremo essere pragmatici: se sarà possibile resteremo quotati se no tra qualche anno, non immediatamente, torneremo sul mercato».
L’attuale crisi del settore energetico ha influito pesantemente sui conti del gruppo di Foro Buonaparte, in particolare, ha spiegato Proglio, «il calo della domanda di gas, la sovracapacità produttiva e il boom delle rinnovabili, ma grazie alla rinegoziazione in atto dei contratti di gas a lungo termine, questa situazione potrà essere trasformata in positiva al più presto entro quest’anno». Guardando al futuro, ha proseguito Proglio, «ci sono delle opportunità in questo settore ed Edison potrà rientrare nel panorama globale grazie a Edf. Le daremo più ambizioni a livello geografico guardando al bacino del Mediterraneo, oltre che all’Italia». Insomma, tutto ruoterà sull’«importanza geostrategica di Edison», il motivo della campagna d’Italia di Edf (durata dieci anni).

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