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Edison, nodo debito per A2A e Iren

di Simone Filippetti

Il nodo del faticoso accordo su Edison ruota attorno a un rifinanziamento da 500 milioni. Sullo spezzatino di Edipower, la ex genco dell'Enel punto cardine della separazione tra Italia e Francia in Edison (l'altro è l'assetto azionario dei due soci) pende la spada di Damocle di un miliardo di debito in scadenza tra un mese. E la riluttanza delle banche sarebbe il vero motivo dei ritardi e del finora mancato accordo.

Tempo non ce n'è quasi più: oggi scadono i patti tra la parigina Edf e la capofila degli italiani Delmi (già prorogati tre volte), ma i numerosi punti ancora da deifnire e al vaglio dello stuolo di advisor (Lazard per Edison; Bnp, Morgan Stanley e Banca Leonardo per Edf; Mediobanca, Accuracy e Cleary Gottlieb per gli italiani), imporrebbero un ulteriore rinvio. Ma non c'è accordo su un'eventuale proroga e anzi è scoppiato un giallo: Delmi ieri ha chiesto ufficialmente una proroga a Edf, tanto che alcuni rumors parlavano di una nuova scadenza a Natale, ma i francesi nicchiano e anzi in serata ambienti vicini alla società hanno smentito un simile accordo. Sotto traccia, riferiscono alcune fonti, ci sarebbe un atteggiamento spavaldo dei francesi: Edf, che ha accusato gli italiani di perdere tempo, di avanzare richieste impossibili che portano a invetabili ritardi. Una di queste riguarda l'advisor di Edipower: per poter procedere una corretta valutazione degli asset, occorre un esperto esterno ma i francesi vogliono nominare unilateralmente il consulente. Una condizione che Delmi non può accettare.

Il nodo principale, tuttavia, interessa il debito di Edipower: la riottosità delle banche a concedere un rifinanziamento è ritenuto l'ostacolo occulto della partita. Premessa: in base all'«Accordo di Parigi» agli italiani andrebbero le centrali idroelettriche di Edipower, quelle a gas rimarrebbero ai francesi. Edipower ha 1,1 miliardi di euro di debiti e in base all'attuale assetto (50% Edison, 30% Delmi e 20% Alpiq) la parte più grossa di passività andrebbe ai francesi, futuri soci di maggioranza di Edison, che però sostengono il contrario. Visto che saranno A2A e Delmi a prendersi gli asset più redditizi dovrebbeo farsi carico loro di una quota maggiore di debito. In più c'è un problema di tempistica: quel miliardo scade a fine anno e nella migliore delle ipotesi, ossia di un accordo entro l'anno, perchè la scissione diventi efficace occorrono almeno sei mesi. La soluzione più logica sarebbe un ri-finanziameno ponte per un ammontare, appunto, di 500 milioni. Ma ecco il problema: le banche creditrici, capitanate da Mediobanca, sarebbero poco intenzionate a concedere. Dalle parti di Delmi smorzano i toni: sono in corso normali discussioni, replicano, su come rifinanziare il debito se anche gli istituti dovessero dire di no, i soci sarebbero pronti a rifinanziare pro-quota il debito.

Il debito non è la sola spina di Edipower: ieri l'Antitrust è tornata alla carica. Con una lettera inviata al neo-premier Mario Monti ha ricordato che è stata violata la normativa che fissava al 30% il limite per la partecipazione nel capitale delle nuove società privatizzate. «La violazione c'è e la pronuncia dell'Antitrust è molto netta» ha commentato a caldo l'amministratore delegato di Acea, Marco Staderini.
 

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