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Edison, l’ultimatum degli italiani

di Francesca Basso

MILANO — Compatti per la prima volta, dopo mesi di contrasti anche interni, i soci italiani di Edison riuniti in Delmi hanno presentato a Edf un'offerta per il riassetto del secondo produttore di energia del Paese, riassunta in un «prendere o lasciare» dal presidente del consiglio di sorveglianza di A2A Graziano Tarantini. Delmi cederebbe la propria quota di Edison a Edf e rileverebbe tutta Edipower, la controllata di Foro Buonaparte che tra centrali termoelettriche e idroelettriche ha 6 mila megawatt di capacità installata. Gli italiani proporrebbero anche dei contratti di fornitura pluriennali del gas a Edison per le centrali di Edipower.
Dal direttore finanziario di Edf Thomas Piquemal è arrivato un no comment. Anche se le prime reazioni della stampa d'Oltralpe hanno parlato di «imbroglio» italiano (France Presse) e di «psicodramma» (il quotidiano economico Les Echos), ma pure di «cambio di strategia». Del resto ieri deve essere apparso chiaro ai protagonisti della trattativa l'interesse del governo nella partita dell'energia tra francesi e italiani. Il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, infatti, al mattino ha incontrato nella sede della multiutility lombarda i vertici di A2A e gli assessori al Bilancio dei Comuni di Milano e Brescia (principali azionisti), Bruno Tabacci e Fausto Di Mezza. L'incontro si è tenuto proprio prima del consiglio di amministrazione di Edison, che aveva all'ordine del giorno il piano sul fabbisogno finanziario della società presentato dagli advisor della società e dei tre consiglieri indipendenti Gian Maria Gros Pietro, Gregorio Gitti e Mario Cocchi. Un tema delicato perché vede i francesi orientati a un aumento di capitale fra 1 e 1,5 miliardi e gli italiani contrari perché considerano determinante l'esito delle rinegoziazioni in corso dei contratti «take or pay» di gas con Algeria, Qatar e Libia. Il consiglio, che ha ascoltato l'analisi degli advisor Credit Suisse e Goldman Sachs, è stato molto combattuto ed è durato oltre sette ore per raggiornarsi al 29 dicembre. Il direttore generale di Iren Andrea Viero è però ottimista: «Il 29 concorderemo — ha commentato — più che scontraci». Il giorno dopo scadranno i patti di sindacato tra Edf e Delmi e se per quella data non troveranno un accordo sul riassetto scatterà l'asta.
Gli italiani si sono dimostrati combattivi, presentando la propria proposta ai francesi come un ultimatum: «A loro si fa un'offerta di fronte alla quale, se manifestano ostilità — ha commentato Bruno Tabacci — indurranno noi a tenere una posizione di ostilità, ovvero la guerra». L'assessore al Bilancio di Milano ha sottolineato la novità della proposta («questo progetto non è mai venuto fuori») e la compattezza («c'è un accordo tra i grandi soci italiani sia di A2A sia di Iren»). Mentre sulla fattibilità ha spiegato che «Edipower vale un miliardo, con il ricavato della cessione della quota in Edison l'operazione è sostenibile anche senza aiuti esterni come la Cdp».
Se il piano dovesse realizzarsi, per Edf ci sarebbe l'obbligo di Opa sulle minoranze di Edison trattandosi di un cambio di controllo. Nei prossimi giorni italiani e francesi dovranno, dunque, sedersi ancora al tavolo della trattativa.
 

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