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Edison, lo strappo degli italiani

di Francesca Basso

MILANO — La parola fine è ancora lontana. Il sipario sembrava pronto a calare sul riassetto di Edison, consegnando la maggioranza del gruppo di Foro Buonaparte ai francesi di Edf e agli italiani riuniti in Delmi la totalità della controllata Edipower, quando l'altra sera un colpo di scena ha fatto capire che la pièce è ancora in pieno svolgimento: il consiglio di amministrazione di Iren non ha approvato la proposta di term sheet su Edipower presentata da A2A, dando mandato ai propri rappresentanti in Delmi di esprimere voto contrario sull'accordo di principio siglato a Santo Stefano. Eppure il tempo stringe: il 31 gennaio è la data limite dell'intesa tra francesi e italiani. E quindici giorni dopo scadranno i patti di sindacato.
Così l'assemblea di Delmi convocata ieri per esprimersi sul riassetto di Edison «resta aperta fino a sabato», cioè domani. Intanto A2A sta continuando a trattare con Iren su governance e tolling (ovvero le condizioni di affitto delle centrali di Edipower). Tuttavia la partita sembra essersi spostata su un altro piano. Il consiglio di sorveglianza di A2A ieri ha approvato un nuovo term sheet su Edipower ma Iren l'ha bloccato: «Così com'è non ci soddisfa», ha detto l'amministratore delegato Roberto Garbati, spiegando che «ci sono delle cose da rivedere». Garbati poi ha paventato un nuovo scenario, considerando «l'eventualità» di un'uscita di Iren da Delmi. Probabilmente oggi si riunirà il consiglio della multiutility di Torino, Genova, Reggio Emilia, Parma e Piacenza per analizzare la nuova proposta: «O si chiude o si rompe», ha sintetizzato Garbati.
La nuova prospettiva non sembra turbare troppo A2A. Oggi si riunirà il consiglio di gestione. Ieri quello di sorveglianza oltre ad approvare il nuovo testo ha dato indirizzo di proseguire nell'accordo con Edf anche se Iren dovesse opporsi domani nell'assemblea di Delmi (A2A ha la maggioranza). Se Iren si sfilasse A2A potrebbe acquistarne la parte in Delmi pagando 105 milioni di euro. «Possiamo rilevare le loro quote a quel valore lì», ha confermato il presidente del consiglio di sorveglianza, Graziano Tarantini, anche se, ha aggiunto, «è molto importante chiudere insieme». Anche il vicepresidente Rosario Bifulco ha spiegato che «possiamo approvare lo stesso il riassetto e rilevare la loro quota per 105 milioni». Certo, l'operazione sarebbe onerosa per A2A ma semplificherebbe la governance in Edipower, osservano fonti vicine al dossier, e soprattutto aprirebbe la strada a eventuali fondi (già nei giorni scorsi ci sarebbero state manifestazioni di interesse), che avrebbero così a disposizione una quota più ampia.
Se Iren si sfilasse verrebbe meno il progetto di costruzione di una grande multiutility del Nord, di cui Edipower doveva costituire il primo passo e che è stata caldeggiata sia dal ministro dello Sviluppo Corrado Passera, sia dai Comuni azionisti delle diverse utility, tra cui il sindaco di Torino Piero Fassino. E c'è chi legge nel colpo di scena di Iren un braccio di ferro tutto interno alla multiutility, su cui si sarebbe trasferita la partita della Compagnia di San Paolo, che vede per la presidenza la sfida tra gli ex sindaci di Torino Sergio Chiamparino e Valentino Castellani. Comunque sia, la politica sembra tornare protagonista. Ieri Fassino ha visto l'assessore al Bilancio del Comune di Milano Bruno Tabacci, azionista di A2A: obiettivo ricomporre la frattura.
 

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