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Edison le ultime condizioni per la pace di Monsieur Proglio

di Stefano Montefiori

Le trattative per sciogliere il nodo Edf-Edison continueranno probabilmente oltre il 15 settembre, il termine deciso a marzo quando il ministro Tremonti intervenne per evitare che la seconda compagnia produttrice di elettricità in Italia (dietro a Enel) finisse totalmente nelle mani dei francesi. Ed è possibile che le parti otterranno un ulteriore mese di proroga, perché la soluzione non è facile da trovare.
Oggi, lunedì 5 settembre, è previsto che il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, incontri a Milano il capo di Edf, Henri Proglio, nella speranza di scongiurare un nuovo braccio di ferro italo-francese come quello che, sei mesi fa, rappresentò uno dei motivi di scontento nelle relazioni tra Parigi e Roma, da allora migliorate.
Lo schiaffo tedesco
Per Edf, la questione Edison è una delle tante preoccupazioni del 2011, che arrivano soprattutto dall'estero. In casa, Proglio è riuscito ad affermarsi come il capo indiscusso della filiera nucleare francese, dopo avere convinto il presidente Nicolas Sarkozy a non riconfermare la rivale di sempre Anne Lauvergeon alla testa di Areva. Fuori della Francia, Edf ha dovuto invece rinunciare a un contratto da un miliardo di dollari negli Stati Uniti a causa della rottura con Constellation Energy; e alla fine del 2010, il presidente del Land tedesco del Baden-Württemberg ha dato un sonoro schiaffo a Proglio annunciando la decisione di comperare il 45% che Edf deteneva in EnBw: addio alle ambizioni di impossessarsi del terzo produttore di elettricità tedesco e rafforzarsi sul primo mercato europeo.
La catastrofe di Fukushima ha reso ancora più difficile realizzare i piani di espansione internazionale di Edf. I francesi hanno cercato di convincere gli interlocutori stranieri che, anzi, quanto era accaduto dimostrava la superiorità dei loro reattori, costosissimi è vero ma capaci di resistere a terremoti, tsunami e attentati con Boeing 747 lanciati come missili; niente da fare, è il principio stesso dell'energia nucleare a essere messo in discussione: l'Italia — che doveva costruire con Edf quattro reattori Epr — ha rinunciato e la Germania ha deciso un'uscita progressiva dal nucleare.
Bloccato lo sviluppo nucleare, Henri Proglio si trova ora costretto a dimostrare ciò che ha sempre ripetuto dal giorno della sua nomina (novembre 2009), e cioè che il savoir faire di Edf non si limita al nucleare. Ecco perché in Asia, per esempio, torna a lanciare attività che il gruppo aveva trascurato da tempo, come la costruzione di una grande centrale idroelettrica a Nam Theun, nel Laos.
In Europa, dopo lo stop all'acquisto dell'Enea polacca (la seconda compagnia elettrica del Paese), spera di non perdere eccessive posizioni nelle trattative per il controllo di Edison: dopo gli insuccessi in Germania e negli Stati Uniti, un altro grave scacco sarebbe difficile da sopportare.
«Abbiamo già investito cinque miliardi di euro nella vicenda Edison — sottolinea un dirigente Edf —, non vogliamo perderli e siamo pronti a rassicurare la controparte italiana. Il nostro obiettivo è rafforzare la posizione di Edison come secondo produttore di energia elettrica in Italia, con una sede in Italia, un presidente italiano e una posizione importante alla Borsa di Milano».
Il nodo Edipower
L'operazione però resta complicata. Il governo italiano vuole difendere in particolare l'italianità di Edipower, la società di cui Edison detiene il 50% e che controlla un parco produttivo di nove centrali. Se finisse in mano francese, Edf diventerebbe il secondo gruppo elettrico del Paese. Le trattative di questi giorni hanno come punto di partenza l'accordo di primavera, che prevedeva uno spacchettamento di Edipower con l'assegnazione degli asset idroelettrici ad A2A, mentre Edf avrebbe conservato le centrali termoelettriche di Edipower, trasformando Foro Bonaparte in una gas company.
Ora invece prende corpo l'ipotesi di attribuire tutta Edipower agli italiani: una soluzione che difficilmente sarà accettata dai francesi, perché ulteriormente peggiorativa rispetto all'intesa della scorsa primavera, che già segnava una battuta d'arresto nella volontà di Edf di conquistare il controllo di Edison.
«Voglio rafforzare la nostra posizione — ha detto qualche settimana fa Proglio a Le Monde — e spero di convincere il governo e gli industriali italiani. Ma non correrò l'avventura di prendere delle partecipazioni per trovarmi a essere minoritario o a cogestire una delle nostre attività di core business. L'Italia può essere uno dei punti chiave di questa strategia di produttore di elettricità, che ha una fonte di approvvigionamento in gas». Vedremo che ne pensano i partner-rivali italiani.

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