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Edison, la battaglia di Delmi

di Francesca Basso

MILANO — Si tratta. Domani potrebbe essere il giorno decisivo per il riassetto di Edison: del resto lunedì scadono i patti parasociali tra Edf e Delmi, holding dei soci italiani di Foro Buonaparte. Se non trovano un'intesa scatta l'asta, che però pare nessuno vorrebbe. A Parigi ci sarà un nuovo incontro tra il direttore finanziario di Edf Thomas Piquemal e Renato Ravanelli, direttore generale di A2A e delegato alla trattativa con i francesi per conto di Delmi. Forse parteciperà anche il numero uno di Edf Henri Proglio. Sul tavolo ci sono la nuova proposta francese (ma già bocciata dagli italiani) e l'accordo di marzo, che Delmi vorrebbe migliorato.
Nel pomeriggio si riunirà anche il consiglio di amministrazione del colosso francese dell'energia. E in queste ore sono in corso confronti serrati tra A2A, Iren e gli altri soci: devono mettersi d'accordo sulla controproposta da presentare domani. Ravanelli al termine del direttivo di Delmi, durato ieri tre ore e che oggi si riunirà ancora, ha rassicurato che c'è «sempre una posizione comune», ma l'atteggiamento nei confronti della nuova proposta francese tra A2A («irricevibile») e Iren («approfondiamola») appare diverso. Nel frattempo Edf ha comunicato di avere siglato un'intesa preliminare per rilevare la quota del 20% di Alpiq in Edipower, che è controllata al 50% da Edison, a un prezzo tra 150 e 200 milioni di euro (e alcuni vi vedono un rischio svalutazione per Foro Buonaparte). Edf è azionista di peso (25%) del gruppo svizzero, che a sua volta ha una partecipazione storica in A2A, di cui possiede il 5%. Insomma, i francesi hanno cominciato a muoversi. Ma fonti vicine al dossier dicono che la strategia sarebbe quella di temporeggiare per far capire a Delmi che conviene accelerare sull'accordo. A fine anno scade il debito da 1 miliardo di Edipower. Per Edf non è un problema, ma gli italiani sono a corto di liquidità.
Il no secco del presidente del consiglio di sorveglianza di A2A Graziano Tarantini alla nuova proposta di Edf è stato accolto con una certa sorpresa dai francesi, che l'avevano motivata con il tentativo di andare incontro alle «richieste di liquidità dei soci italiani» e di «creare il polo delle rinnovabili». Il piano è stato comunicato anche all'esecutivo, dopo che a marzo aveva bloccato l'accordo. Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all'energia, ha ricordato che «l'intendimento del governo è quello di chiudere per il 31 ottobre»: «Avevamo messo come precondizione all'accordo — ha detto — il fatto di trovare una posizione unitaria dei soci italiani ed eravamo anche favorevoli a una Edipower italiana, ma gli azionisti hanno pensato diversamente». Sul tavolo, ha ricordato più volte A2A, c'è pur sempre ancora l'accordo di marzo (da migliorare). Ma Edf ha ben presente che non è più marzo e che dunque le condizioni sono cambiate.

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