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«Edison in Italia non sarà una preda Il mercato? Vanno rivisti i sussidi»

Fare business in Italia è più difficile? Per Bruno Lescoeur, 59 anni, allievo dell’Ecole Polytechnique e manager Edf trapiantato dal 2011 a Milano come Ceo di Edison, non è proprio così. «La nostra è un’industria particolare, non puoi vendere elettricità e gas a famiglie e aziende senza tenere conto del mercato dove ti trovi e delle sue regole. Dobbiamo essere italiani in Italia, inglesi in Gran Bretagna, e così via. Ma non ho trovato particolari difficoltà a lavorare in Italia. E credo che Edison abbia tratto benefici dall’essere parte di un gruppo come Edf».
Intanto il mercato in cui vi trovate è ai minimi da quasi un decennio. Il 2013 e probabilmente il 2014 saranno anni di crisi o stagnazione. Come riuscite a sopravvivere?
«Il deterioramento continua e con esso la sovracapacità. Nell’elettrico, in Francia e in Germania, abbiamo avuto addirittura prezzi negativi. In Italia si sono verificati prezzi a zero in alcune ore già dagli scorsi mesi. E’ una situazione che dipende da molti fattori, tra i quali lo sviluppo anarchico delle fonti rinnovabili. Non è una critica, si badi bene, perché siamo presenti nel settore. E’ un problema europeo e anche italiano».
In Italia, ma non solo, il dibattito sulla necessità di sostenere le produzioni elettriche “tradizionali” è aperto da tempo. Si parla di “capacity payment”. Insomma, di un aiuto pagato in bolletta. Che ne pensa?
«Se si tratta solo di un sussidio rivolto a un gruppo di aziende sono critico. Ma se si vuole introdurre un meccanismo che dia un segnale corretto del reale valore della capacità sul mercato elettrico allora mi trova favorevole».
Si parla anche della possibilità di rivedere nuovamente gli incentivi alle fonti rinnovabili (nel 2013 saranno riconosciuti circa 12 miliardi di euro, ndr). Nella situazione attuale sarebbe curioso far pagare ai consumatori un doppio balzello, per le rinnovabili e per sostenere le fonti tradizionali, non trova?
«Lo ripeto: non è aggiungendo nuovi sussidi che si risolvono i problemi, e i consumatori hanno ragione nel non volersene fare carico. E’ vero che dobbiamo essere realisti e se il sistema è a rischio bisogna intervenire. Ma si deve anche pensare al suo assetto di lungo termine».
E’ possibile che si possa assistere a un nuovo consolidamento del mercato dell’energia italiano? E la Edison, in questo caso, che parte giocherebbe?
«Guardiamo molto attentamente alla situazione. In Italia siamo il secondo operatore integrato nell’elettricità e nel gas, e in caso di un consolidamento non saremmo certo una preda. Ma per il momento osserviamo gli eventi e aspettiamo».
Nei piani Edf, come avete sempre detto, la Edison sarà il braccio internazionale del gruppo nel gas. In questa situazione di mercato così depressa non c’è la tentazione di ridimensionare l’impegno nel settore elettrico?
«Continuiamo a credere che Edison abbia un ruolo di rilievo da giocare sul mercato elettrico italiano. Siamo la piattaforma gas di Edf e abbiamo ottime prospettive nell’esplorazione e produzione di petrolio e gas, due settori dove il gruppo intende svilupparsi a livello internazionale. E, sempre nell’elettrico, siamo presenti anche all’estero, ad esempio in Grecia».
Nel gas avete appena rinegoziato i contratti con Qatar e Algeria per il periodo 2013-2015. Ciò contribuirà a portare la previsione di margine lordo 2013 a circa un miliardo di euro. Chiuderete l’anno in utile?
«Saremo profittevoli anche nel 2013. Ma con le revisioni appena concluse abbiamo dimostrato che nel gas è ancora possibile lavorare con contratti a lungo termine, che oltre a dare le migliori garanzie di sicurezza e di approvvigionamento possono continuare ad essere competitivi a livello di prezzo»
Nelle formule di prezzo avete fatto riferimento al mercato spot?
«Sebbene se ne sia dibattuto molto, la formula non è al primo posto fra le priorità. Ciò che conta è che la combinazione tra prezzo e flessibilità dei volumi rende i nostri contratti competitivi. Ne siamo orgogliosi, pensiamo di aver inaugurato una sorta di “Edison way to gas”».
Mancano ancora le intese con Gazprom per il gas russo e con Eni per quello libico…
«Abbiamo ottime chance di trovare un accordo con Gazprom ma ci vorrà tempo, forse fino al 2014. Anche con l’Eni la discussione è aperta».
Prospettive per importare shale gas?
«Ci stiamo riflettendo. Edf ha attività negli Stati Uniti e sta guardando a quei progetti, anche per capire se ci saranno conseguenze per la regione mediterranea».
Intanto con la vittoria del Tap avete perso il treno del «Corridoio Sud»…
«Sono comunque felice che l’Italia sia stata scelta dal consorzio Shah Deniz, ed è una buona notizia per l’Europa. Non siamo stati selezionati pur avendo un progetto maturo, ma siamo aperti a considerare le possibili complementarietà con il Tap, sia per avere gas competitivo sia per le opportunità che potremmo offrire grazie al collegamento con la Bulgaria».
Ma tramite Edf avete interessi anche nel South Stream, come si concilia?
«Perché? Il South Stream porterà nuovo gas nei Balcani, incrementerà la competizione e sarà positivo per noi, per i nostri clienti e per l’Europa».
Avete sottoscritto l’aumento di capitale Rcs (editore del «Corriere», ndr), come si spiega?
«Fa parte del discorso di prima: pensiamo che partecipare all’azionariato Rcs sia uno dei modi in cui si può concretizzare il nostro modo di essere una società con radici italiane».

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