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Edison, in calo perdita e debito

Edison chiude il primo semestre con una perdita netta ridotta da 62 a 49 milioni e un calo dell’indebitamento netto da 3,88 miliardi (di fine 2011) a 3,18 miliardi. Entrambi gli effetti sono da ricondurre principalmente alla cessione del 50% di Edipower alla cordata italiana, che ha generato da una parte una plusvalenza di 80 milioni e dall’altra un alleggerimento del carico di debito legato alla ex genco. Per il resto, i ricavi salgono del 9,1% a 5,8 miliardi ma, nonostante una nuova crescita delle attività di E&P (+15% il petrolio a 1,9 milioni di barili, +27% il gas a oltre 1 miliardo di metri cubi), il margine operativo lordo scende del 27,3% a 301 milioni e il risultato operativo risulta in rosso per 50 milioni contro i +132 milioni dello stesso periodo del 2011. «Sono molto felice di questi risultati, abbiamo centrato gli obiettivi che ci eravamo prefissati andando anche oltre le attese sull’E&P, un settore in cui puntiamo a fare ulteriori investimenti in Norveglia, Egitto, Cipro, Grecia, alle isole Falckland, oltre all’Italia se verrà approvata una legislazione favorevole», sottolinea l’amministratore delegato Bruno Lescoeur. Confermate, in ogni caso, le previsioni sull’intero esercizio, che vedono un Ebitda nella forchetta tra 1,1 e 1,2 miliardi incluso «il pieno effetto della rinegoziazione dei contratti per l’acquisto di gas dalla Libia e dal Qatar». Un fattore, quest’ultimo, che è dunque cruciale per Foro Buonaparte visto che «da esso verrà metà del mol 2012», precisa Lescoeur, secondo il quale, comunque, non si parla «più di rinegoziazioni, ma di arbitrati: i processi sono ben avviati e per i contratti con Libia e Qatar diremo qualcosa in più nel quarto trimestre, per quanto riguarda l’Algeria bisognerà aspettare il 2013». In realtà, aggiunge l’ad, alla luce del continuo deterioramento del mercato del gas, appena concluso questo round di rinegoziazione Edison ne inizierà un altro, visto che questi contratti consentono una ridefinizione dei prezzi ogni tre anni. Entro fine anno, invece, verrà definito il nuovo piano industriale: «Prima di metterlo a punto, vogliamo avere tutte le informazioni possibili dato che intendiamo realizzare un business plan imperniato sulla crescita».
Sui numeri del primo semestre, come per le principali utility europee, pesa dunque la forte pressione sui margini, sia del comparto gas che della generazione elettrica, oltre ovviamente al calo della domanda elettrica (-2,8% in Italia nel primo semestre). A dimostrare questo trend c’è lo spaccato dei numeri di bilancio per aree di business con la filiera idrocarburi che ha realizzato ricavi per 3,39 miliardi (+32,5%) e un mol a 115 milioni, in calo del 16% rispetto al 2011 quando tuttavia c’era l’una tantum positiva di 64 milioni legata alla rinegoziazione con Promgas. D’altro tenore le performance della filiera energia elettrica, con fatturato in contrazione dell’8% a 3,21 miliardi e un mol a 239 milioni (-26,7%) a causa della scarsa idraulicità e della compressione sui margini.
Sulla perdita netta (ridotta a 49 milioni) ha pesato soprattutto la plusvalenza di 80 milioni su Edipower, legata al rincaro complessivo della transazione italo-francese su Edison per il ritocco all’Opa Edf auspicato da Consob. Per quanto riguarda invece la posizione finanziaria netta, il target per fine anno è pari a 2,7 miliardi anche se l’apporto positivo dalla cessione della ex genco (stimato in 1,2 miliardi) è stato parzialmente attutito (i debiti sono calati di 800 milioni) da minori cessioni di crediti «pro soluto» per circa 300 milioni e dall’incremento degli scaduti della clientela residenziale e in parte dell’Egitto.

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