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Edison-Edf, manca l’accordo, nuovo vertice con i francesi

Slitta il vertice Italia-Francia sulla spartizione di Edison. E si allontanano i tempi per sciogliere il rebus sulla storica società elettrica italiana. Oggi era previsto un vertice importante tra il ministro delle Attività Produttive Paolo Romani e il numero uno di Edf Henri Proglio per porre le basi di un accordo, ma l'incontro è stato rinviato a lunedì prossimo, come peraltro alcune indiscrezioni avevano anticipato. E questa è l'unica cosa certa. Per il resto la situazione è in alto mare e non s'intravede al momento una soluzione. Il tutto a sole due settimane dal rompete le righe tra i soci Edf e Delmi (il 15 settembre scade il patto di sindacato) e con il rischio che l'imperator electricus francese abbia partita vinta.

La priorità, a questo punto, è cercare di posticipare il termine di metà setembre ed è questo probabilmente la prima cosa che Romani chiederà lunedì prossimo. Il motivo del rinvio sarebbe l'impossibilità di far coincidere le agende dei due, ma pare chiaro che il ministro sta cercando tempo per ricomporre il quadro e avere una posizione con cui poi andare a discutere con Edf. Per questo Romani e il responsabile all'Energia, il sottosegretario Stefano Saglia cui è stato affidato il delicato dossier, stanno sentendo i vari soci italiani di Edison: ieri ad aprire il giro di consultazioni è stata Iren, socia al 15% di Delmi, mentre oggi pomeriggio è previsto un consiglio di sorveglianza di A2A, socio di maggioranza di Delmi, che dovrebbe fare il punto sulla situazione.

Il problema è la partita tra Italia e Francia è rischio stallo: non solo non c'è accordo tra Edf e gli italiani con questi ultimi a loro volta divisi. In mezzo, poi, c'è la politica con il Governo che dovrebbe far da playmaker ma che ancora non ha trovato un punto di sintesi.

Piccolo riassunto delle puntate precedenti: Edison è oggi controllata dal tandem Edf-Delmi, raggruppate nella holding Transalpina di Energia, ma nessuno dei due è soddisfatto (i francesi perché hanno comprato nel 2001 il controllo, ma di fatto non comandano come vorrebbero; gli italiani perché il loro investimento è stato tutt'altro che redditizio). Meglio andarsene ognuno per la propria strada: c'era già una bozza di accordo per spartirsi Edison ma è stata fermata dalla "ragion di Stato": allora si era in piena bufera Parmalat e il Governo temeva di perdere anche l'energia dopo l'alimentare. Ma quella soluzione piaceva sia a Edf sia a Delmi. Nei giorni scorsi, però, è stata avanzata da A2A una nuova proposta, che prevederebbe l'assegnazione di tutta Edipower, controllata al 50% da Edison, agli italiani (mentre la bozza originaria prevedeva uno spacchettamento di Edipower). Un'iniziativa autonoma di Giuliano Zuccoli, presidente del consiglio di gestione di A2A, che avrebbe creato malumori nella stessa A2A e nella già variegata compaginE di Delmi. Non a caso Iren non ha nascosto il suo fastidio e malcontento per non essere stata coinvolta e di fronte al ministro ieri Roberto Bazzano, il presidente di Iren, avrebbe chiesto proprio un maggiore coinvolgimento.

Dal canto suo la stessa Edf avrebbe chiesto al Governo di avere uno schema di accordo, condiviso da tutti i soci di Delmi, e che abbia l'imprimatur della politica. Politica che però deve sciogliere il nodo di come assicurare quella italianità di cui si è fatta garante. Da questo punto di vista l'«ipotesi Edipower» non dispiacerebbe a Roma. Solo che difficilmente troverebbe il gradimento dei francesi che si ritrovebbero con la sola Edison in mano. Un bottino un po'magro. Di qui la necessità di trovare una mediazione prima che sia troppo tardi.
 

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