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Edison-Edf, il tavolo si riallarga

Si va verso un tavolo allargato sul riassetto Edison tra Italia e Francia. Dalla girandola di incontri tra i soci italiani di Delmi, la holding che, assieme al colosso transalpino Edf, controlla Edison, non è ancora uscita una proposta unitaria per il divorzio dalla compagnia energetica. Quella di ieri è stata una giornata interlocutoria sul fronte dei colloqui: i francesi hanno sempre fatto sapere di voler un interlocutore unico per la trattativa (che è stata allungata fino al 30 ottobre), ma per ora non si trova l'accordo e l'ipotesi che sta prendendo piede è quella di un negoziato aperto a più soggetti sul versante italiano del tavolo.

Il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani ha aperto la trattativa, ma poi per la fase negoziale devono sedersi i diretti interessati e siccome il fronte italiano è composito (oltre ad A2A, la municipalizzata Iren e Alpiq), occorrerebbe che vi sia un solo soggetto e che presenti una proposta scritta a Edf per il divorzio da Edison. Peraltro le indiscrezioni circa un colloquio previsto per ieri con il dominus di Edf Henri Proglio, non hanno trovato conferma: al termine del vertice di lunedi della settimana scorsa a Milano, i due si erano lasciati programmando una serie di contatti telefonici per aggiornasi sulla situazione. Ma, almeno per ora, novità sostanziali non ce ne sono, né sembrano avere concretezza i rumors su un possibile «Decreto Edison» per tutelare la strategicità del settore dell'energia elettrica. A logica dovrebbe essere A2A a condurre la partita per conto degli italiani, perché è il socio più importante di Delmi. Ma le divisioni dentro la stessa A2A non facilitano la situazione e indeboliscono la utility lombarda nella sua leadership dentro la coalizione. D'altro canto gli altri soci minori non ci stanno a fare gli sleeping partners e hanno aperto un fronte interno. La soluzione è dunque presentarsi al tavolo con più soggetti, ma avere da una parte un solo referente con una posizione ben definita, e dall'altra più soggetti i cui interessi non coincidono nemmeno, non avvantaggia gli italiani.

Il Lodo Zuccoli, come è stato battezzato dalla stampa il piano per far comprare tutta la Edipower ad A2A, al momento appare più un desiderio della parte italiana e che gode ovviamente dell'appoggio della politica perché salvaguarderebbe l'italianità del polo. Ma difficilmente i francesi accetteranno di rinunciare a Edipower, a meno di una contropartita significativa (magari sul piano internazionale). Sul tavolo rimane anche l'altro piano, la bozza originaria di accordo tra Edf e A2A stilata a marzo e poi congelata: il consiglio di Delmi di lunedì non ha sciolto il nodo e domani è previsto un consiglio di sorveglianza di A2A che potrebbe sbloccare l'empasse.

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