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Edison Edf e A2A sono più vicine

di Simone Filippetti

Arriva il D-Day per Edison. Oggi l'atteso vertice tra Edf e A2A-Iren dovrà decidere, una volta per tutte, le sorti del complicato riassetto della compagnia energetica, che si trascina senza esito da molti mesi ormai. Gli italiani si presentano a Parigi cercando un compromesso sulla proposta «shock» di Edf che vorrebbe prendersi tutta Edipower, estromettendo gli italiani e compensandoli con la cessione di Edens, il polo «verde»; e concedere loro anche una via d'uscita da Edison. Il tutto mentre incombe la scadenza del 30 ottobre, una spada di Damocle che potrebbe regalare Edison ai francesi. Ma Parigi ha fatto capire che basterà un «sì» di massima degli italiani per scongiurare la deadline di lunedì e poi andare a definire i dettagli in seguito. E lo scenario che sta prendendo piede nelle ultime ore è quello di una possibile intesa generica sui punti cardine.

Il botta e risposta tra Italia e Francia, con Delmi che aveva preteso un prezzo di 1,5 euro per le sue azioni Edison e i francesi a ribattere con una controproposta altrettanto inaccettabile, è sembrato più un gioco di tatticismi negoziali per poter arrivare una soluzione di compromesso che sia un mix delle due proposte. Dopo i toni minacciosi di lunedì quando A2A aveva parlato di una proposta «irricevibile» da parte di Edf, il fronte Delmi è passato a più miti consigli: resosi conto che un'alternativa alla proposta francese non c'è, meglio cercare di ottenere le migliori condizioni.

Solo che il fronte italiano si è nel frattempo nuovamente sfilacciato. Ieri il dg di A2A Renato Ravanelli, l'uomo che ha tessuto i fili della complessa trattativa con Edf in questi mesi, è partito per Parigi, dove oggi incontrerà il suo omonimo francese Thomas Piquemal, con una proposta che a ieri sera non era condivisa da tutti i soci di Delmi, soprattutto per la parte della «Put», ossia come garantire a A2A e Iren un'uscita da Edison senza perdite. Gli italiani sono d'accordo nel chiedere che su Edipower si faccia lo spezzatino, come il vecchio accordo di inizio anno prevedeva, mentre sulla definizione della way-out non c'è una posizione unitaria. Si cerca una quadra al foto-finish, visto che anche il vertice di Iren, nella persona di Andrea Viero, è partito per Parigi per cercare una posizione comune con cui presentarsi al cospetto di Edf. La sensazione che si respira è di ottimismo: «O la va, o la va» commentava ieri una fonte italiana vicina alle trattative. Dal canto suo, il colosso francesi parla già come se tutto fosse già risolto. All'audizione in Senato, ieri, Bruno Lescoeur, l'ad di Edison nominato da Edf la scorsa primavera, ha tratteggiato un futuro da «operatore italiano» per Edison, «proiettata verso i mercati del Sud Est Europa e del bacino del Mediterraneo».
 

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