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Edison-Edf, aumento in stallo superato il nodo presidenza

di Simone Filippetti

Si sblocca la questione della presidenza della nuova Edison. Con un altro mese davanti, le trattative tra la francese Edf e l'italiana Delmi, in procinto di separarsi, proseguono e ripartono dalla governance. Con una concessione agli italiani: il presidente sarà di nomina italiana. L'ipotesi era già circolata, sottoforma di rumor tempo fa; ora, riferiscono ambienti vicini a Edf, è ufficialmente riconosciuta dai francesi. Saranno dunque A2A e Iren, i principali soci di Delmi, a scegliere il numero uno di Edison. Tuttavia sul nome occorrerà il gradimento di Edf: non proprio un diritto di veto, ma una sorta di approvazione condivisa della scelta. Pensare a un ipotetico candidato, è assolutamente prematuro in questa fase. Per un punto che si sblocca, rimangono sul tavolo altri nodi da sciogliere, come quello dell'aumento di capitale.
La maratona di mercoledì, con A2A ed Edf che hanno trattato a oltranza, ha prodotto al foto-finish l'ennesimo accordo-ponte: altri 30 giorni per proseguire i colloqui e trovare un accordo sul futuro di Edison. I francesi non volevano concedere altre proroghe, gli italiani così come suggeriva il buon senso. I 30 giorni in più sono dunque una vittoria per gli italiani che rischiavano non poco (perché alle 18 di giovedì si era ufficialmente sciolto il patto di sindacato ed Edf avrebbe potuto andare all'asta su Edison). Certo, è la quarta proroga e qualcuno, sul mercato, inizia a storcere il naso per l'eccessiva dilazione che la trattativa sta assumendo. Ma l'ulteriore slittamento dei patti è diverso dalle precedenti: in qualsiasi momento entrambi i soci potranno dare disdetta al patto. Una concessione a Edf che potrebbe così chiudere la partita a piacimento.
Alcuni passi in avanti si vedono, come quello sulla scelta dell'advisor per la valutazione degli asset da spartire, ma irrisolti sono per ora la questione del debito (e del rifinanziamento) di Edipower e delle passività della filiera Transalpina di Energia. Edipower, oggetto di spartizione tra Edf e Delmi, si porta dietro anche un miliardo di debiti, sulla cui attribuzione non c'è accordo (i francesi sostengono che gli italiani dovrebbero farsi carico della parte più grossa). C'è poi la questione dell'aumento di capitale: in prospettiva Edison avrà bisogno di nuove risorse (al momento impossibili da quantificare). I francesi vogliono un impegno formale a sostenere l'azienda nelle sue esigenze future (perché sarà chiamata a fare investimenti a sostegno dello sviluppo); gli italiani, destinati a rimanere azionisti di Edison per altri tre anni, sono restii, soprattutto se la ricapitalizzazione venisse messa in cantiere a breve (ieri intanto si è appreso che Iren ha ottenuto un finanziamento dalla Bei di 240 milioni di cui 190 garantiti dalla Sace).
In attesa di capire gli sviluppi, la proroga ha un effetto non da poco: consente di prendere tempo in attesa delle decisioni di Consob sull'Opa Edison. Quella dell'offerta è l'altro scoglio della partita: Edf ha posto come condizione per l'accordo di non dover lanciare un'Opa che in teoria potrebbe scattare perché post-riassetto Edf riunirà tutte le sue quote arrivando al 50 per cento. Dovesse essere costretta a pagare anche gli azionisti di minoranza, Edf ha detto che andrebbe rinegoziato tutto. La decisione è in mano alla commissione di vigilanza sulla Borsa, il cui verdetto è atteso per metà dicembre: meglio attendere la risposta prima di chiudere un accordo che rischia di essere carta straccia.

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