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Edison, Delmi approva

Anche Delmi ha dato il via libera alla prosecuzione delle trattative per lo spacchettamento di Edison. Il sì è stato unanime e non era per nulla scontato, visti i malumori anche recenti di alcuni azionisti, come Iren, che avevano più volte lamentato il decisionismo con scarsa consultazione da parte di A2A. «Abbiamo deliberato all'unanimità sulla prosecuzione dell'opzione di marzo», ha detto Franco Baiguera, presidente di Delmi, al termine del cda sul dossier Edison. «Siamo tutti in perfetta coerenza con i consigli di gestione e di sorveglianza di A2A», capofila dei soci nazionali di Edison. «I politici», ha aggiunto, rispondendo a una domanda sull'eventualità che Roma stia pensando a un piano B, concentrato sull'eventualità della creazione di un polo delle energie rinnovabili, «fanno la loro parte: ora può partire la trattativa». «Da Iren», ha riferito ancora il presidente di Delmi, «non c'è stato nessun problema».

Delmi, ha aggiunto Baiguera, ha «confermato la fiducia al presidente del cdg di A2A, Giuliano Zuccoli e al d.g. Renato Ravanelli come negoziatori» con i francesi. Al termine della riunione ha parlato anche Marco Merler, amministratore delegato di Dolomiti energia, socia di Delmi. «Uno dei nostri obiettivi per il riassetto di Edison resta quello di rilevare da Edf il 49% di Hydra», società cui fanno capo centrali idroelettriche. A chi gli ha domandato se la società si attenda anche un indennizzo in contanti per l'uscita da foro Buonaparte, ha replicato: «Si vedrà, per ora è prematuro parlarne».

Dal canto suo, il d.g. di A2A, Renato Ravanelli, si è detto sicuro che la scelta del ritorno all'ipotesi di marzo «è in linea con l'ipotesi a cui stiamo lavorando».

Dopo la bocciatura del cosiddetto «lodo Zuccoli», A2A sta ritornando a ragionare con gli altri soci italiani di Delmi sull'ipotesi già tracciata nella scorsa primavera. Tale ipotesi prevedeva che Edipower (controllata di Edison a cui fanno capo cinque centrali termoelettriche e quattro idroelettriche) venisse spacchettata e alcuni nuclei produttivi venissero ripartiti tra i soci italiani in cambio del via libera a Edf per il controllo di Edison, di cui già oggi i francesi controllano una quota del 49,7%. «I rapporti con Edf si erano interrotti, ora si tratta di riprenderli», ha poi detto Ravanelli, rispondendo a che gli ha chiesto se in questa settimane ci sia stato qualche contatto con il socio transalpino. «Tutto può avvenire, anche parallelamente ai contatti tra Romani e Proglio». Il ministro per lo sviluppo economico e il numero uno di Edf torneranno a incontrarsi nelle prossime settimane per cercare di avvicinare ulteriormente le posizioni in vista del riassetto di Foro Buonaparte che dovrà essere sancito entro il 31 ottobre. Intanto ieri il tesoro ha bocciato la proposta della Lega di inserire nel prossimo decreto legge sulla crescita e sullo sviluppo una norma che prevede il diritto di opposizione per il ministero dell'economia, in caso di qualsiasi cessione delle partecipazioni nel capitale delle società di interesse nazionale e qualsiasi assegnazione o cambiamento della destinazione delle infrastrutture essenziali. Lo stop è stato imposto dal sottosegretario all'economia, Alberto Giorgetti. «L'attribuzione al ministero dell'economia di un potere di opposizione successiva, da esercitarsi in relazione a ogni singola operazione posta in essere dalla società Fondo strategico italiano», ha replicato Giorgetti, «sarebbe non coerente con la normativa dell'Unione europea».

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