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Edison, Consob alza il prezzo dell’Opa Edf

di Francesca Basso

MILANO — «Edf prende atto e valuterà le attività che dovranno essere svolte senza ulteriori ritardi al fine di assicurare il futuro di Edison». Arriva in tarda serata la reazione dei francesi alla risposta della Consob al quesito sul prezzo dell'Opa su Foro Buonaparte: per l'Authority 0,84 euro per azione è troppo poco, non rappresenta il «prezzo effettivo convenuto tra le parti». La Consob ha sottolineato che il prezzo adeguato sarebbe tra 0,84 e 0,95 euro, «il cui valore medio può rappresentare un utile punto di riferimento per esprimere un equilibrio tra gli interessi delle due parti».
Il rischio ora è che venga rimesso in discussione l'accordo di Santo Stefano, faticosamente raggiunto anche grazie alla mediazione del ministro allo Sviluppo Corrado Passera, tra Electricité de France e Delmi, la holding che riunisce i soci italiani (in testa A2A e Iren). L'intesa prevedeva il closing dell'operazione entro fine giugno ma soprattutto era condizionata all'Opa a 0,84 euro. Termine ribadito da Edf anche nella nota di ieri sera in modo secco: «L'obbligo di Edf di partecipare alla riorganizzazione societaria di Edison è subordinato alla conferma da parte della Consob che il prezzo al quale deve essere lanciata l'Offerta pubblica obbligatoria sia di euro 0,84 per azione ordinaria… tale condizione — sottolinea la nota — non è soddisfatta». Insomma, Edf ora ha le mani libere. E si aprono nuovi scenari.
Da parte italiana l'aumento del prezzo è ritenuto contenuto: implicherebbe per i francesi un esborso maggiore di circa 56 milioni di euro, che per un colosso come Edf non rappresenta uno sforzo economico eccessivo, considerata anche la dimensione dell'operazione. Tuttavia c'è chi non esclude che si possa profilare una revisione dell'accordo, forse in direzione di uno spacchettamento di Edipower (come nell'intesa del marzo 2010 poi bloccata dall'allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti in difesa dell'italianità di Edison). In sostanza, qualche asset destinato a Delmi resterebbe francese, ipotesi che potrebbe anche non dispiacere troppo alle multiutility di casa nostra, alle prese con bilanci difficili. I più pessimisti vedono invece nuvole all'orizzonte: l'intesa azzerata (nonostante il rischio di «incidente diplomatico» visto il ruolo giocato dal ministro dello Sviluppo) e la possibile richiesta da parte dei soci di Edison di un aumento di capitale, con gli italiani non in grado di sottoscriverlo e un'asta come esito finale (ieri il titolo ha chiuso a 0,87). Che però non farebbe felice nessuno, nemmeno la Carlo Tassara di Romain Zaleski (detiene il 10% di Edison), che agli inizi di marzo aveva presentato un esposto alla Consob contro il prezzo dell'Opa a 0,84 euro.
Secondo la Commissione il prezzo va alzato perché «rappresenta solo una parte di un'operazione più complessa, che genera meccanismi compensativi da tenere in considerazione». Il dito è puntato sul valore attribuito a Edipower, «significativamente inferiore al valore attribuito in precedenti valutazioni della stessa Edison e alle valutazioni contenute nelle perizie predisposte su incarico di Delmi». In particolare quella di Maurizio Dallocchio, che indica il prezzo a 0,95 euro, «presenta sotto il profilo metodologico una maggiore coerenza». La parola ora è ai francesi. E il fattore tempo avrà il suo peso (anche per loro, che sono nel bel mezzo della campagna presidenziale).

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