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Edison, accelera il riassetto, avrà un presidente italiano

di Gabriele Dossena

MILANO — Trattativa serrata, con la possibilità di chiudere entro fine mese. Mentre si infittiscono riunioni informali e consigli di amministrazione, si va delineando con sempre maggiore chiarezza la linea che dovrebbe portare al riassetto della Edison. A cominciare dal nuovo vertice. «Il presidente dovrebbe restare all’Italia, anche per una garanzia dell’italianità» , ha dichiarato ieri il numero uno del consiglio di sorveglianza di A2A, Graziano Tarantini, al termine della riunione con gli advisor Mediobanca e McKinsey. Lo stesso Tarantini ha anche precisato che restano da definire due aspetti rimasti in sospeso rispetto all’accordo di marzo: «la way out, cioè l’opzione di uscita da Edison che verrà data ai soci italiani, e un possibile nuovo valore degli asset termoelettrici dopo il disastro nucleare di Fukushima» . La base di partenza delle discussioni è sempre la bozza di accordo di marzo, poi bloccata dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per i timori sulla perdita dell’italianità del gruppo, ma con la richiesta di alcuni miglioramenti: valutare nella trattativa il mutato scenario internazionale, che ha fatto tornare al centro dell’interesse le centrali a gas, e definire meglio il prezzo dell’opzione di uscita dei soci italiani raggruppati in Delmi. Se queste condizioni fossero accolte dai francesi di Edf, il negoziato potrebbe subire una forte accelerazione. Tanto che fra gli ottimisti c’è chi prevede anche una possibile chiusura della trattativa per fine luglio. Nel frattempo il consiglio dovrà inoltre deliberare sulle deleghe a trattare e su quali paletti mettere. A questo proposito, è anche emerso che il direttore generale di A2A Renato Ravanelli, fino ad oggi principale negoziatore con il colosso transalpino, avrebbe richiesto di essere affiancato dal presidente del consiglio di gestione Giuliano Zuccoli. Ma cosa prevede il piano oggi in discussione? Innanzitutto lo scioglimento di Transalpina di energia, la holding controllata al 50%da Delmi e al 50%da Edf, che detiene il 61,3%del capitale della Edison. L’intesa prevede inoltre lo spacchettamento di Edipower, controllata al 50%da Edison, al 20%da A2A e al 10%da Iren, con i lombardi che riceverebbero centrali idroelettriche, mentre alla Edison andrebbero quattro centrali termoelettriche. Anche ad Iren dovrebbero andare alcune centrali idroelettriche, più un conguaglio in contanti. Il perno della trattativa si basa proprio sul valore da dare alle centrali termoelettriche di Edipower, che fanno gola soprattutto ai francesi, desiderosi di trasformare Edison in una «gas company» . Valore che A2A chiede di bilanciare con altre richieste, come la revisione della clausola di uscita da Foro Buonaparte da parte di Delmi (il cui consiglio, previsto per domani, è stato rinviato a lunedì). Per venerdì è stato convocato un altro consiglio di gestione di A2A, che dovrebbe prendere decisioni formali sul prosieguo della trattativa. «Ci sono le condizioni per chiudere presto, anche i francesi lo vogliono» , ha sottolineato Tarantini.

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