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Edilizia: per demolire e ricostruire meno vincoli e bonus al 110%

Tenta il decollo l’accoppiata di rigenerazione urbana e demolizione/ricostruzione, il disegno di riqualificazione di città e periferie più volte annunciato e bloccato da anni. Se il decreto legge semplificazioni manterrà le promesse contenute nella prima bozza messa a punto a Palazzo Chigi dal segretario generale Roberto Chieppa, partirà un pacchetto di misure innovativo che andrà collegato alle notizie in arrivo dalla Camera (si veda l’articolo in pagina 2) sull’estensione del superbonus al 110% anche agli interventi di demolizione e ricostruzione. Un collegamento che non può essere casuale e che innalza il tema a livello di priorità strategica per il governo.

Il pacchetto contenuto nel Dl semplificazioni consentirà l’eliminazione di gran parte dei vincoli esistenti per gli interventi di demolizione e ricostruzione su sedime, volumetrie e sagoma che dovrebbero essere liberalizzate mentre resta solo l’obbligo di osservanza delle distanze legittimamente preesistenti. Inoltre sono previste la riduzione automatica del contributo di costruzione del 35% per questo genere di interventi e una conferenza di servizi semplificata per l’edilizia privata complessa e per gli interventi contenuti nei piani di rigenerazione urbana.

C’è il tentativo di creare con il piano di rigenerazione urbana un contenitore che possa dare una configurazione sistematica e integrata ad azioni di risanamento di singoli stabili o di porzioni di quartiere o di città. Tanto più se potrà integrare o associare interventi (per esempio green, riqualificazione energetica, digitalizzazione)che godono a loro volta di agevolazioni e di corsie di autorizzazione veloci.

La lettura del testo della norma consentirà di capire anche a chi spetti la proposta degli interventi e del piano e se si favorirà una sinergia fra pubblico e privato. Ci sono comunque le premesse per creare una cornice normativa che aiuti l’effettivo decollo di interventi capaci di compensare e integrare una strategia urbanistica più volte annunciata di “consumo zero del suolo”.

È destinata a saltare invece, sull’onda della polemica nella maggioranza, la norma sul presunto condono edilizio che era in realtà la regolarizzazione amministrativa di pratiche ancora aperte di abusi condonati e l’abolizione del principio della doppia conformità. Oggi per avere dichiarazione di conformità di un edificio devi avere il rispetto per le previsioni urbanistiche attuali e per quelle dell’epoca in cui l’edificio è stato realizzato. La norma puntava a mantenere la sola conformità alle regole attuali per evitare – spiegano a Palazzo Chigi – che si debba abbattere un’opera che poi si possa legittimamente ricostruire. Questa semplificazione/regolarizzazione surrettizia si sarebbe avuta solo per opere interne e minori che non comportino il cosiddetto carico urbanistico. Il premier Giuseppe Conte ha difeso questa norma sostenendo che avrebbe eliminato un contenzioso relativo a «bagattelle» (è l’espressione contenuta nel testo diffuso alle forze di maggioranza da Palazzo Chigi).

La norma è stata esantemente attaccata prima dal leader dei Verdi, Angelo Bonelli, poi ieri dal sottosegretario all’Ambiente, il pd Roberto Morassut. Proprio la sua presa di posizione – assai autorevole considerando che è stato assessore all’Urbanistica di Roma nelle giunte Veltroni e relatore della legge sulla rigenerazione urbana – ha affossato definitivamente la norma. «È una norma – ha scritto – molto insidiosa già proposta nel decreto Rilancio. Chi l’ha scritta non può non rendersi conto che essa è molto più grave di un condono. È una norma “ammazza suolo” in totale contrasto con l’obiettivo dichiarato di questo governo di limitare il consumo di suolo e perseguire l’obbiettivo del saldo zero entro il 2050. Con quella norma – ha continuato Morassut- sarà possibile ampliare (di fatto senza limite) i piani attuativi fino a ricomprendere immobili abusivi facendoli rientrare nei piani urbanistici. Credo debba essere stralciata, è tempo di Green New Deal non di condoni».

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