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Edf stringe su Edison e valuta l’ipotesi ricapitalizzazione

di Simone Filippetti

A Parigi, il dossier Edison sul tavolo di Edf ha più di un faldone. Non c'è solo la controversa Opa sulla compagnia energetica (che i francesi dovrebbero fare a 0,84 euro ma che la Consob ha imposto a 0,89), necessaria per chiudere l'estenuante riassetto di Foro Buonaparte. L'altro fascicolo è l'eventualità di una ricapitalizzazione di Edison. Un anno di faticose trattative e la mancanza tuttora di un accordo stanno mettendo a dura prova la storica società italiana. Una prima conseguenza si è già vista: Edison è stata bocciata a «junk», spazzatura, da Standard&Poor's. Dovesse continuare l'incertezza, l'idea dei francesi potrebbe essere quella di convocare un cda per esaminare la situazione finanziaria. Con un 2012 su cui ha pesato una maxi-perdita da 871 milioni di euro, colpa di svalutazioni per 928 milioni, e alla luce anche del taglio del rating, non è escluso che si possa ricorrere a un aumento di capitale. Anche perché Edison deve spesare una serie di corposi investimenti previsti dal piano industriale (600 milioni già approvati per il 2012 più altri 200 milioni per progetti in corso di studio nell'anno).
Domani potrebbe già essere una prima giornata clou per Edf e in settimana valuterà se lunedì prossimo annunciare la sua posizione su Edison. La linea ufficiale è che nessuna decisione è stata presa, ma la minaccia, agitata nei mesi scorsi, di far saltare tutto sembra più una posizione negoziale. La sensazione che filtra è che Edf andrà avanti con l'Opa. Ma non tutti sono così sicuri: i timori di un dietrofront francese esistono. E le due partite, Opa e ricapitalizzazione di Edison, sono in qualche modo intrecciate. Anche se le motivazioni di un eventuale aumento di capitale sono industriali, è evidente che avrebbero anche implicazioni sull'assetto azionario. Se i soci di minoranza, capitanati dalla Carlo Tassara di Romain Zaleski (si veda altro articolo in pagina) dovessero snobbare l'Opa, ci penserebbe un'eventuale ricapitalizzazione a metterli fuori dai giochi perché difficilemte Zaleski e i piccoli aderirebbero all'aumento di capitale e si vedrebbero così diluiti. Il nodo del prezzo, sollevato da Consob, ruota attorno alla valutazione di Edipower, società controllata da Edison e che in base agli accordi passerà alla compagine italiana di Delmi. Secondo quanto rivelato dall'agenzia Radiocor-Il Sole 24 Ore, la relazione Consob spiega che «le parti possono aver adottato una valutazione di Edipower inferiore al valore che le avrebbero attribuito in una transazione isolata, riparametrando in ribasso il conseguente valore implicito delle azioni Edison al fine di ottenere una minore onerosità complessiva dell'operazione, a detrimento dei soci di minoranza». In sostanza, il valore di Edipower sarebbe stato tenuto volutamente più basso.
La palla è in mano ai francesi: le prime indiscrezioni trapelate da Parigi hanno riferito di una Edf assolutamente non intenzionata a una logica di rottura, cosa che sarebbe in contraddizione con quanto finora dichiarato. Allo stesso tempo in Edf sanno bene che ripartire da zero vorrebbe dire tornare alla situazione di un anno fa, alla doppia ipotesi di uno spacchettamento di Edipower o di un'asta sulla società italiana. Prudenza e mero calcolo economico suggerirebbero di accollarsi l'esborso supplementare per l'Opa, stimato in 60 milioni di euro. Spiccioli, per il big energetico. Tuttavia non tutti condividono questo ottimismo di fondo: le possibilità che tutto possa di nuovo saltare rimangono concrete. Per la decisione finale bisognerà aspettare ancora: potrebbe essere lunedì il d-day. Anche perché sono in corso discussioni con i partner italiani: l'idea di un «conguaglio», ossia che Edf chieda a Delmi di partecipare all'extra esborso, al momento non è stata prospettata ai soci italiani.

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