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Edf pronta a rialzare l’offerta su Edison

di Marco Moussanet

PARIGI. Dal nostro corrispondente
Edf ritoccherà il prezzo dell'Opa su Edison, e l'accordo andrà in porto come previsto entro la fine di giugno. È questo lo scenario che emerge dalle informazioni che filtrano dal quartier generale del colosso energetico francese.
«Non siamo assolutamente in una logica di rottura», dicono a Edf. «È vero che abbiamo detto, e scritto – aggiungono – che il prezzo di 0,84 centesimi, basato sul valore medio del titolo nell'anno precedente, è giusto. Ma per il bene di Edison è opportuno che non si riparta da zero». Ripartire da zero vorrebbe dire tornare alla situazione di un anno fa, alla doppia ipotesi di uno spacchettamento di Edipower o di un'asta sulla società italiana. Che Edf vincerebbe, ma con costi altissimi sul fronte delle relazioni, anche politiche, in Italia. Ed è evidente a tutti quanto sia importante un rapporto sereno con la poitica in un settore come quello dell'energia.
Edf lo sa meglio di chiunque altro, e quindi alzerà l'offerta. Portandola probabilmente al livello indicato dalla Consob – 0,89 centesimi – con un esborso supplementare di circa 56 milioni. Spiccioli, per il gruppo guidato da Henri Proglio.
Per la decisione finale, e ufficiale, bisognerà aspettare ancora qualche giorno, forse la prossima settimana o la successiva. Anche perché «sono in corso discussioni al riguardo con i partner italiani». Ma questa sembra essere la direzione scelta. Questa è anche l'opinione del mercato e degli analisti. E questo è quanto presumibilmente i francesi hanno già detto al ministro Corrado Passera, contattato ieri pomeriggio. Passera che, va ricordato, è stato proprio il grande mediatore dell'intesa del 27 dicembre scorso.
D'altronde non si capisce bene perché Edf dovrebbe riportare in alto mare una vicenda che dura da undici anni e che finalmente è in dirittura d'arrivo. Con una soluzione che, stando a quanto ha spiegato a suo tempo lo stesso Proglio, soddisfa Edf ancor più dell'accordo del marzo 2011 sullo spezzatino di Edipower, poi bloccato dall'allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti in nome di una bizzarra concezione dell'italianità.
Tanto più che Edison – seconda società elettrica italiana e terzo operatore di gas – per Edf non è interessante solo e tanto per il mercato italiano, che pure è il terzo dell'Europa continentale e ha importanti prospettive di crescita. Il gas ha un futuro di forte sviluppo assicurato, a maggior ragione con le difficoltà che sta incontrando il nucleare nel dopo-Fukushima. E l'Italia ha una posizione geostrategica impagabile, all'incrocio tra Africa del Nord, Europa del Sud e Asia centrale. Tant'è che tutti i gasdotti arrivano o passano dall'Italia.
Per Edf, Edison è quindi una straordinaria piattaforma che aspetta solo di essere utilizzata, implementata, valorizzata, diventando la capofila delle attività del gruppo francese nel settore del gas nel Mediterraneo e appunto in Asia centrale. Una prospettiva di grande rilevanza strategica cui Edf non rinuncerà certo per una manciata di milioni. E men che meno per ragioni di principio, che con il business non hanno nulla a che fare.

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