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Edf: patto Edison da cambiare

di Marco Moussanet

«La nostra volontà è di modificare il patto di sindacato su Edison, di farlo evolvere. Le trattative sono in corso e nei prossimi giorni potremo essere più precisi. Per ora, trattandosi di società quotate, non posso dire di più». E davvero l'enigmatico Henri Proglio, presidente di Edf, ha cercato di non dire di più. Ma poi, sotto la pressione delle domande, qualcos'altro ha dovuto comunque dire, qualche indicazione ha pur dovuto darla.

Soprattutto dopo aver presentato un bilancio 2010 che prevede accantonamenti per oltre 2,9 miliardi, in larga parte imputabili alle attività negli Stati Uniti (oltre un miliardo) e appunto in Italia (915 milioni). Di questi ultimi, 200 milioni quantificano la svalutazione dell'asset Fenice e gli altri 700 e rotti vanno a copertura dei rischi sul mercato italiano, dovuti «ai margini sul gas in forte calo e alle sovracapacità strutturali amplificate dalla crisi economica e dalla conseguente caduta dei consumi di elettricità».

«Anche questi accantonamenti, su cui non possiamo fornire ulteriori dettagli – ha spiegato Proglio – rientrano nel quadro dei negoziati con A2A». Che si stanno svolgendo, ha aggiunto sibillino, «in un clima di partenariato». Quindi, sembra di capire, senza eccessive tensioni ma neppure tra grandi amici.

Uno dei nodi da sciogliere riguarda proprio l'eventuale rettifica di valore degli asset di Edison e il trattamento in bilancio dei rischi di mercato. Con i risultati 2010 Edf ha fatto una «operazione verità, di trasparenza, di pulizia e di risanamento finanziario», per usare le parole di Proglio. Edison dovrebbe fare altrettanto?

«Lo slittamento del consiglio di amministrazione a metà marzo – ha risposto il presidente del gruppo francese che controlla la società italiana attraverso la Transalpina di Energia, di cui condivide l'azionariato con A2A – è dovuto alla scarsa visibilità. E quando c'è scarsa visibilità da noi, a Edf, abbiamo l'abitudine di fare gli opportuni accantonamenti». Il messaggio sembra abbastanza chiaro.

A proposito dei negoziati in corso lei ha detto che ogni scenario è possibile. Quindi si può immaginare anche una modifica dell'attuale assetto azionario? «Sì», ha risposto Proglio. E poi, a mo' di battuta, «in un senso o nell'altro». Anche se è difficile immaginare un calo della partecipazione in Edison su un mercato che lo stesso presidente di Edf ritiene «assolutamente strategico». Più probabile è quindi un rafforzamento del gruppo francese. Tra gli scenari c'è anche quello che vede Edf azionista di controllo di Edison? «Sì – ha sorriso Proglio – anche questa è una possibilità».

Quanto ai conti 2010, Edf ha chiuso l'esercizio con un fatturato in crescita del 10,2% a 65,2 miliardi, un ebitda superiore del 4,4% (a 16,6 miliardi) a quello del 2009 e utili netti in caduta libera del 74% a poco più di un miliardo. A causa, appunto, dei massicci accantonamenti effettuati. Al netto delle poste straordinarie il risultato netto sarebbe stato di 3,9 miliardi, con un aumento dell'11,3 per cento.

Infine l'indebitamento: grazie soprattutto alla cessione della rete elettrica inglese (l'impatto è di 6,7 miliardi) è stato portato da 42,5 a 34,4 miliardi, con un ratio sull'ebitda sceso dal 2,5 al 2,2. Con l'incasso, previsto per i prossimi giorni, dalla vendita della partecipazione nella tedesca Enbw, scenderà ulteriormente a quota 1,9. E l'operazione complessiva di riduzione del debito salirà a circa 20 miliardi.

«Un'Edf risanata dal punto di vista finanziario – ha commentato Proglio – e pronta a raccogliere le sfide sul fronte strategico e industriale», che verranno annunciate entro la primavera.

Anche se gli analisti mostrano di avere qualche dubbio sui conti 2011, per il quale il gruppo prevede una crescita dell'ebitda compresa tra il 4 e il 6%, un ratio debiti/ebitda compreso tra 2 e 2,2 e un dividendo «almeno uguale» a quello del 2010. Perché si tratta di previsioni (peraltro «prudenti, visto che quelle interne sono più ambiziose») basate sull'ipotesi di una cessione a 42 euro del megawatt/ora ai concorrenti – che chiedono 35 euro – nel quadro della liberalizzazione del mercato energetico. Il governo deve decidere entro giugno. E per Edf ogni euro in meno peserebbe a regime circa 100 milioni all'anno in termini di mancata redditività.
 

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