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Edf: l’intesa non si cambia

di Marco Moussanet

Per i soci italiani, A2A in testa, il consiglio di amministrazione di oggi di Edison dovrebbe sostanzialmente concludersi con un nulla di fatto. In attesa che prenda corpo l'ipotesi di uno scenario diverso rispetto a quello – una spartizione degli asset di Edipower – disegnato prima con l'accordo di marzo e poi con quello di ottobre. Nella prospettiva cioè che tutti e nove gli impianti di Edipower (e relativo debito) passino in mani italiane.
In questa logica si collocano la lettera che il presidente di A2A Giuliano Zuccoli ha inviato al numero uno di Edf Henri Proglio lo scorso fine settimana e l'incontro che sempre oggi si svolgerà tra i rappresentanti dei soci italiani, il ministro Corrado Passera e l'assessore al Bilancio del Comune di Milano Bruno Tabacci.
Ma da Parigi arriva tutt'altra musica, come ha peraltro anticipato lo stesso Proglio nella risposta a Zuccoli e come aveva già chiarito il direttore finanziario di Edf Thomas Piquemal nella lettera inviata il 9 dicembre scorso al direttore generale di A2A Renato Ravanelli.
Edf, che di Edison controlla direttamente e indirettamente il 50%, ritiene infatti che quello di oggi sia non solo un appuntamento importante ma addirittura decisivo. A partire proprio dal fabbisogno finanziario della società, cui sono dedicati i due rapporti che verranno presentati dagli advisor scelti dai consiglieri indipendenti (Goldman Sachs e Rothschild) e da quelli incaricati da Edison (Crédit Suisse e Lazard).
Se infatti Edf non ha mai parlato ufficialmente di un aumento di capitale, sembra di capire che se dai rapporti dovesse emergere – com'è probabile – l'esigenza di un rafforzamento della situazione finanziaria di Edison il colosso francese dell'energia intende muoversi con rapidità ed efficacia.
Quanto alla nuova proposta avanzata da Zuccoli, sia pure non nel dettaglio, al quartier generale di Edf, in Avenue de Wagram, si respira un clima di grande nervosismo e di malcelata irritazione. Stiamo trattando da un anno e abbiamo già raggiunto due accordi, dicono e ridicono i francesi.
Ora il tempo è scaduto, la situazione di Edison è sempre più problematica, la pressione delle agenzie di rating è diventata insostenibile. L'urgenza è quindi tale da non consentire di mettersi intorno a un tavolo a discutere un nuovo schema che non preveda più uno spacchettamento di Edipower.
Poi magari le cose andranno diversamente, ma oggi l'impressione è che per Edf l'idea di ripartire daccapo sia intollerabile. A maggior ragione in presenza di una rinnovata politicizzazione del dossier, con l'ingresso in campo del Governo, il rilancio degli slogan sull'italianità (in nome della quale venne bloccata l'intesa di marzo), le prese di posizione sulla rilevanza strategica della società (e soprattutto dei suoi impianti).
Certo, i francesi fanno il possibile per tenere separate le cose, insistono sui timori per il futuro del gruppo e ribadiscono sempre lo stesso concetto: la soluzione c'era, la soluzione c'è, l'abbiamo trovata già due volte; se andiamo avanti così si pone un serio problema di fiducia nei confronti dell'azienda; il nostro vuole essere un appello alla responsabilità di tutti perché questa situazione non può durare, passando di rinvio in rinvio. Tanto più che tra le molte scadenze che si avvicinano ci sono quelle della rinegoziazione dei contratti "take or pay", cui Edison non può presentarsi in condizioni di debolezza e di fragilità.
Ma ovviamente capiscono, e questo aumenta il loro nervosismo, che con il dossier sul tavolo del Governo la prova di forza diventa forse impossibile.

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