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Edf in pressing sul riassetto Edison

di Gabriele Dossena

MILANO — Meno di due mesi, con l’agosto di mezzo, per chiudere la trattativa. È una corsa contro il tempo quella che stanno affrontando i soci italiani impegnati nella definizione di un accordo sul riassetto della Edison, da condividere con i francesi di Edf. Il 15 settembre è il termine ultimo per rinnovare i patti parasociali: in mancanza di un’intesa si scatenerebbe l’asta tra soci italiani e francesi, una eventualità che però si preannuncia devastante in partenza per i primi e a tutto vantaggio del ben più solido colosso d’Oltralpe, che vanta una netta posizione di forza. Guardando il calendario, c’è anche chi lancia l’ipotesi di una possibile proroga tecnica, come ha fatto Franco Baiguera, presidente di Delmi (la holding controllata al 51%da A2A e al 15%da Iren, a monte della catena di controllo della Edison). Ma dal sottosegretario Stefano Saglia, è arrivata proprio ieri una secca risposta in tal senso: «La proroga non è un fatto positivo. Quando si arriva al novantesimo bisogna fischiare la fine della partita… mi sembra che siamo già ai supplementari» . Sottolineando anche il fatto che sia Edison sia A2A «stanno perdendo valore, non per questioni industriali ma a causa di una governance incerta» . Per questo si muove anche la diplomazia politica e i contatti si infittiscono. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha assicurato la massima disponibilità, sgomberando il terreno da veti di sorta in difesa dell’italianità in un settore strategico come l’energia. A livello ancora più alto, secondo indiscrezioni, ci sarebbe anche stato un colloquio riservato sempre sullo stesso tema, tra il premier Silvio Berlusconi e il numero uno di Edf, Henri Proglio. E da Parigi mandano segnali distensivi: «Il nostro obiettivo è di consolidare lo status di seconda azienda elettrica italiana di Edison. Ciò significa una sede in Italia, un presidente italiano e un flottante importante alla Borsa di Milano» , ha spiegato al quotidiano Les Echos una fonte vicina a Edf, sottolineando l’importanza dell’investimento dei francesi in Foro Buonaparte («5 miliardi di euro» ). Tra l’altro proprio ieri sono stati annunciati i conti semestrali della Edison, che, dopo nuove svalutazioni per 77,5 milioni, restano in rosso (62 milioni), ma potevano anche essere peggiori. La perdita sarebbe stata quasi doppia senza la provvidenziale rinegoziazione del prezzo del gas russo fornito da Gazprom (200 milioni di beneficio sull’intero 2011), come ha sottolineato l’amministratore delegato Bruno Lescoeur. Confermato l’obiettivo di un indebitamento a fine anno di 3,9 miliardi. Mentre sembra perdere terreno l’idea di un possibile ingresso nel capitale Edison della Cdp («sono da studiare i profili antitrust» , ha detto ieri Saglia), adesso la partita tra soci italiani e francesi si giocherà su tre punti fondamentali: la valutazione dell’opzione put di A2A; uno scambio degli asset che soddisfi entrambe le parti; la rivalutazione del business del gas, sia nella distribuzione, sia, soprattutto, nella produzione.

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