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Edf in pressing su Edison

di Simone Filippetti

Sul divorzio tra Edf e Delmi da Edison gli italiani sfoggiano ottimismo, ma la vera incognita sono i francesi. Mentre non c'è ancora accordo sul fronte italiano, anche se i vari protagonisti parlano di un clima fiducioso, d'Oltralpe arrivano invece segnali opposti, di crescente nervosismo. Da cinque giorni l'imperator electricus, che in questo momento ha una posizione di forza stante le spaccature degli italiani, attende che il ministro Paolo Romani, a cui è stato affidato il ruolo di interlocutore, indichi un negoziatore per la trattativa che deve entrare ora nella fase dei dettagli e delle valutazioni (il nodo è la spartizione di Edison con un adeguato risarcimento agli italiani per l'addio alla compagnia energetica milanese) . Il ritardo del Governo è figlio delle divisioni nella variegata compagine di Delmi (A2A, Iren e Alpiq), dove tutti sono in disaccordo con tutti. Il ruolo del pivot spetta, per logica e naturale gerarchia, ad A2A, il principale socio di Delmi, ma in azienda non c'è una posizione condivisa e ieri nel consiglio di sorveglianza non c'è stato alcun passo in avanti sulla questione.

La novità, invece, è che un nuovo vertice Italia-Francia è stato fissato per la settimana prossima: il 23 Henri Proglio, numero uno di Edf, e Paolo Romani si vedranno e la controparte italiana dovrà necessariamente presentarsi con almeno una bozza di proposta (che Edf chiede come base negoziale per intavolare una trattativa): questo impone ai soci italiani di trovare un minimo di accordo prima di quella data. Il che può essere letto come uno step ulteriore verso una soluzione della vicenda.

Solo che in tutto il rebus Edison finora si è più guardato al lato italiano della questione che a quello francese. Già nei giorni scorsi da Parigi hanno manifestato una certa insofferenza (si veda Il Sole-24 Ore del 10 settembre). E ora i continui ritardi degli italiani stanno ulteriormente infastidendo Edf. In teoria c'è tempo fino al 30 ottobre per trovare un accordo, e tra l'altro è stata Edf stessa a concedere un'ulteriore proroga (la seconda) al patto di sindacato che lega Edf e Delmi nella holding Transalpina di energia, ma a questo punto non è escluso che i francesi possano pensare di forzare la mano.

Ieri, intanto, si è registrato anche un colloquio tra il neo-sindaco di Milano Giuliano Pisapia (azionista di riferimento di A2A) e il banchiere Corrado Passera, numero uno di Intesa Sanpaolo: nulla è trapelato sull'incontro, ma con il dossier caldo Edison e una scadenza a breve, è lecito ipotizzare che sia stato affrontato anche il nodo di Foro Buonaparte. Intesa Sanpaolo, tramite Banca Imi, starebbe assistendo A2A (secondo l'agenzia Radiocor a breve è attesa la formalizzazione di un incarico di advisor per la cordata italiana) e alla banca si è rivolto il presidente Giuliano Zuccoli per il cosiddetto «Lodo Zuccoli», ossia il piano per prendersi tutta Edipower, controllata di Edf. Gli accordi iniziali tra francesi e italiani prevedevano invece uno spezzatino di Edipower come risarcimento agli italiani. E una parte di A2A, diversamente da Zuccoli, proprio da quella bozza vuole ripartire col negoziato per strappare delle condizioni migliorative. I francesi, peraltro, sono sempre stati d'accordo su quella bozza, mentre in più occasioni hanno fatto trapelare l'idea che non sono disposti ad accettare il «Lodo Zuccoli» e privarsi di tutta Edipower, un piano che invece trova consensi nel Governo, interessato a garantire l'italianità degli asset Edison. Il summit del 23 potrebbe dunque già rappresentate una svolta cruciale nelle trattative, ancor prima della scadenza di fine ottobre: se ci alzerà dal tavolo senza un accordo, allora Edf potrebbe anche considerare altre strade. E magari pensare anche a un affondo.

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