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Edf e Delmi firmano l’intesa

di Cheo Condina

Nella nottata di ieri, i soci italiani raggruppati in Delmi ed Edf sono giunti alla firma degli accordi vincolanti per il riassetto di Edison. Finisce così una telenovela che si trascinava, tra svariate proroghe ai patti parasociali e infiniti negoziati, da almeno un anno e mezzo. Allo stesso tempo, dopo sette anni, si interrompe la convivenza in Foro Buonaparte tra la cordata tricolore, guidata da A2A, e i francesi che, dopo l'ingresso nel capitale avvenuto nel 2001, riescono a prendere il controllo del gruppo energetico più antico d'Europa, fondato a Milano nel 1884. Le intese siglate prevedono infatti che Edf rileverà per 700 milioni di euro il 30,5% di Edison che fa capo indirettamente ai soci italiani salendo all'80%; contemporaneamente, la stessa Edison cederà per 600 milioni a Delmi il 50% di Edipower, l'ex genco Enel che custodisce una potenza produttiva pari a 6,4 GW. In questo modo, diventano vincolanti i famosi accordi di Santo Stefano, quando l'intervento del ministro Corrado Passera permise una svolta nelle trattative.
Le complesse procedure di firma degli accordi, come detto, si sono prolungate nella nottata di ieri a coronamento di un negoziato non stop che proseguiva da giorni e che ha visto protagonisti da una parte i francesi e dall'altra A2A, rappresentata dal dg Renato Ravanelli e assistita dai legali Roberto Bonsignore (Cleary Gottlieb) e Mario Roli (Bonelli Erede Pappalardo) e da Gianfranco Amoroso, responsabile del comparto utility dell'advisor Mediobanca. Ora, previa autorizzazione dell'Antitrust, resta da siglare il closing dell'operazione – presumibilmente avverrà in aprile – che richiederà principalmente l'avverarsi di due condizioni vincolanti: il via libera Consob all'Opa sul restante 20% di Edison a 0,84 euro da parte di Edf e il rifinanziamento di Edipower per 1,2 miliardi. Sul primo punto la Commissione dovrebbe pronunciarsi settimana prossima: per farlo attendeva la definizione dei contratti di fornitura del gas tra Edison ed Edipower, che prevederanno, dicono gli accordi, un prezzo di mercato rinegoziato di fatto ogni anno sulla materia prima destinata a soddisfare il 50% del fabbisogno della ex genco. Sul finanziamento a Edipower, invece, Delmi avrebbe già in mano le comfort letter (di fatto un impegno all'erogazione del prestito salvo buon fine del deal) di cinque-sei primarie banche.
Chiusa l'operazione Edison, A2A consoliderà Edipower gettando le basi per la creazione, in futuro, di una multiutility con Iren, i soci trentini e potenzialmente anche Hera e Acea. Nel breve periodo, tuttavia, il gruppo lombardo si prepara a un'altra svolta legata alla dolorosa scomparsa del leader storico Giuliano Zuccoli, il quale dal 2005 era anche presidente di Edison e aveva sempre coltivato il sogno, per il quale ha lottato fino alla fine, di una grande multiutility italiana sul modello della Rwe tedesca. Domani, un consiglio di sorveglianza di A2A nominerà infatti Giuseppe Sala presidente del consiglio di gestione e coopterà un nuovo membro nel consiglio stesso. Spetterà a Sala il delicato compito di traghettare la società nei prossimi, delicati mesi, fino all'assemblea di maggio quando verrà approvato il bilancio 2011 e verranno rinnovati i consigli di gestione e di sorveglianza.

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