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Su economia e lavoro gli italiani sono pessimisti

Un anno: da quando tutto è iniziato, e da quando Demos ha iniziato a sondare le reazioni degli italiani rispetto al coronavirus. Una paura dapprima latente, lontana, poi esplosa e mantenutasi elevata, pervasiva nei dodici mesi successivi. L’impatto della detonazione è visibile e profondo, se si chiede agli italiani di volgere lo sguardo all’indietro.
In quasi tutti gli ambiti, il bilancio è ampiamente negativo. L’economia e il lavoro, anzitutto: le cui condizioni sono peggiorate, in Italia, per oltre l’80% degli intervistati. In prospettiva, anche il futuro dei giovani è dipinto a tinte fosche. Sono però le fasce (più) adulte e anziane a preoccuparsi per quest’ultimo aspetto: genitori e nonni di quegli under 30 che, al contrario, hanno patito, soprattutto, la chiusura delle scuole e il trasferimento sul web delle relazioni sociali. Ma è lunga la lista delle dimensioni sulle quali una componente maggioritaria dell’opinione pubblica ha percepito un deterioramento sensibile: dalla corruzione (61%) alla coesione nazionale (57%), dalla qualità della politica (75%) alla qualità della democrazia (52%).
È, però, significativo – e in una certa misura confortante – riscontrare come il giudizio divenga meno severo quando, dal quadro generale, l’attenzione si sposta sulla dimensione individuale e familiare. Pur nella tempesta, gli italiani “se la cavano”: pensano di essere riusciti a resistere, nella dimensione privata. Almeno per ora. Il 59% ritiene che la situazione economica della propria famiglia sia rimasta “come prima”. Ma se, in generale, è il 38% delle persone interpellate a segnalare un peggioramento, il dato presenta una significativa variabilità nei diversi gruppi sociali. A “tenere” sono soprattutto le finanze familiari dei pensionati e dei lavoratori con mansioni impiegatizie o dirigenziali. In maggiore sofferenza risultano invece i lavoratori autonomi – che nel 62% dei casi lamentano un peggioramento – insieme agli operai e, naturalmente, a chi il lavoro non ce l’ha – 51% il dato dei disoccupati. L’andamento della condizione economica familiare si fa più critico spostandosi da Nord verso Sud e, dal punto di vista anagrafico, nelle fasce centrali d’età.
L’unico ambito rispetto al quale si registra un sostanziale equilibrio tra percezioni positive e negative è quello europeo. Al 32%, che definisce problematico il ruolo assunto dall’Ue di fronte alla sfida della pandemia, risponde un 29% che saluta con favore il trend inverso. Si tratta di dati che riflettono, con ogni probabilità, gli sforzi (e le risorse) messi in campo da Bruxelles. Ma anche il rilancio dello spirito europeo in corrispondenza con una esperienza di governo che ha fatto dell’Ue la propria stella polare.
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