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Ecommerce , 6 siti su 10 sono fuorilegge

Offerte speciali sospette e poca chiarezza sui prezzi: sono le aree grigie del commercio online secondo un’indagine a tappeto dei siti web realizzata contemporaneamente in 30 paesi (i 28 Ue, Norvegia e Islanda) dalla Commissione Ue e dalle autorità nazionali di tutela dei consumatori, per l’Italia l’Agcm. Su 560 siti esaminati, circa il 60% presenta irregolarità per quanto riguarda il rispetto delle norme Ue a tutela dei consumatori, soprattutto in relazione alle modalità di presentazione di prezzi e offerte speciali.

Per oltre il 31% dei siti web che offrono sconti (431 su 560), inoltre, le offerte speciali sono quantomeno sospette, con l’abitudine piuttosto diffusa di non dare informazioni precise e trasparenti sulla modalità di calcolo del prezzo scontato. Così, in 211 siti web il prezzo finale diventava superiore al prezzo iniziale offerto. Il 39% dei siti non conteneva informazioni adeguate sulle spese supplementari alla consegna, i metodi di pagamento, le spese di prenotazione e altre maggiorazioni analoghe. La normativa dell’Ue a tutela dei consumatori impone invece agli operatori di presentare prezzi comprensivi di tutti i costi obbligatori, e qualora tali costi non possano essere calcolati in anticipo, la loro presenza deve almeno essere comunicata al cliente.
Ancora, nel 59% dei casi manca un link facilmente accessibile all’Odr, la piattaforma Ue in 25 lingue e disponibile in 31 paesi per la risoluzione delle controversie online, cui i negozi di e-commerce sono obbligati a iscriversi. Altre informazioni essenziali che generalmente risultano poco accessibili sono quelle sul diritto di recesso, irregolari nel 30% dei siti esaminati. A proposito di falle nella trasparenza, in 43 siti telefono e indirizzo email non erano chiari, in 38 non lo era l’indirizzo e in 24 l’identità del commerciante. Numeri tali da lasciare «sbigottita» il commissario Ue alla giustizia, Vera Jourova, che chiede alle «autorità nazionali di tutela dei consumatori, con l’assistenza della Commissione» di prendere «le misure necessarie per porre fine a tali pratiche commerciali sleali». L’indagine ha riguardato tutti i settori, con maggiore attenzione a quelli in cui il commercio online è più diffuso: abbigliamento (146 siti), elettrodomestici (128), telefonia mobile, elettronica, computer, audio/video, calzature e cosmetici. Indagini come quella realizzata sull’e-commerce sono uno degli strumenti per rafforzare la cooperazione dei paesi Ue nella tutela dei consumatori. Nel dicembre del 2017 un nuovo regolamento (2017/2394) ha abrogato e rimpiazzato il regolamento 2006 del 2004 sulla cooperazione nella tutela dei consumatori. E lo scorso aprile l’esecutivo Ue ha presentato il suo «new deal» per i consumatori, un pacchetto di modifiche legislative di cui uno dei pilastri riguarda proprio regole per aumentare le tutele nel mondo online. La proposta è ora esaminata da Consiglio ed Europarlamento.

Angelo Di Mambro

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