Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ecofin all’Italia: priorità alle riforme

Il vicepresidente della Commissione europea, Sim Kallas, ha fatto al ministro dell’economia italiano i suoi più sinceri auguri di «in bocca al lupo», per il debutto alla presidenza dell’Ecofin. Di certo, ci sarà bisogno di molta perseveranza per sviluppare un programma economico «ambizioso»: così è stato definito ieri dal presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem lo sforzo italiano di trovare ogni spazio possibile per rilanciare crescita e investimenti in Europa nelle pieghe del patto di stabilità e crescita e nel six pack.
Si tratta infatti di vincere diffidenze verso il nostro Paese che non attengono solo alle innovazioni di linguaggio. Pier Carlo Padoan, tuttavia, è estremamente paziente e ieri, nella discussione all’Ecofin ha esposto ai colleghi il modo italiano d’intendere le riforme di struttura: «In un contesto di stringenti vincoli di bilancio e di sforzi di riforma prolungati nel tempo registriamo che le riforme non sono realizzate con la tempistica ottimale e con il livello di ambizione adeguato. Infatti – ha aggiunto – i governi devono fronteggiare costi politici sociali ed economici che si manifestano immediatamente, mentre i benefici in termini di occupazione e crescita sono differiti nel tempo».
Occorre quindi, secondo il ministro, rafforzare gli incentivi a realizzare le riforme: «Non si tratta di cambiare le regole – ha sottolineato – ma di usare quelle che già ci sono nel modo migliore e cioè con lungimiranza, in perfetta coerenza con le decisioni e gli accordi che negli ultimi anni abbiamo preso in Europa». E sui tre pilastri del programma di presidenza italiana (più integrazione per il mercato unico, più riforme strutturali e più finanza per la crescita) l’Italia ha ottenuto una buona accoglienza e una convergenza di opinioni di larga massima. Il documento finale dell’Ecofin dà un appoggio formale a questa impostazione, ma non contiene novità sostanziali su una maggior flessibilità delle regole di bilancio, dove parla del «miglior uso» della flessibilità già esistente nel Patto secondo quanto era stato già scritto nelle conclusioni del Consiglio europeo di fine giugno.
Per questo, a chi gli chiede se non nutra dubbi sul rischio di possibili, future divergenze con il governo tedesco, Padoan risponde: «Io non mi preoccupo di identificare il futuro di eventuali divergenze, so che oggi c’è una totale coincidenza di vedute sul fatto che le riforme sono essenziali e che riforme e consolidamento fiscale sono due facce della stessa medaglia». «E dico questo – aggiunge – non perché c’é qualche idea che vola, ma perché questo é quello che l’Italia sta facendo. Il consolidamento fiscale dell’Italia è fuori discussione, la sostenibilità del debito dell’Italia é tra le più forti in Europa, le riforme strutturali sono al centro dell’agenda del governo. Quindi – conclude – non c’è problema di incompatibilita o di diversita di opinioni con la Germania».
Nella conferenza stampa finale dell’Ecofin, il ministro italiano sta anche molto attento ad evitare di entrare nel merito di qualunque ipotesi tecnica innovativa, che possa suonare in questa fase come una fuga in avanti dell’Italia, paese al quale ieri le raccomandazioni dell’Unione europea, definitivamente approvate, hanno ricordato la richiesta di sforzi aggiuntivi di risanamento anche nel 2014, nonché quella di rafforzare la strategia di bilancio nel 2015, per garantire il rispetto del requisito sul debito pubblico.
Così, a chi chiede come valutare la proposta del premier Matteo Renzi di escludere dal calcolo del deficit gli investimenti per l’agenda digitale europea, Padoan si limita a rispondere che all’interno del governo italiano «c’è pieno accordo sul fatto che la crescita in Europa vada perseguita con tutti gli strumenti disponibili all’interno delle regole esistenti», mentre tocca a Kallas puntualizzare che «nessuna spesa può essere esclusa dal calcolo del deficit». Invece, a proposito delle politiche di riduzione del debito e del programma di privatizzazioni, il responsabile di via XX settembre ha precisato che per quel che riguarda le quote di Eni, Enel e Poste spa, non c’è stato nessun cambiamento ma solo il tener conto di una strategia «che implica anche una valutazione dei tempi e della velocità di cessione degli asset, ai fini del rispetto dell’obiettivo di rientro dal debito».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa