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Ecco tutti i grandi soci Unicredit La quota libica trasloca in Bahrain

Da Tripoli a Manama, capitale del Bahrain. Sotto l’ala protettrice della Arab Banking Corporation riemerge a sorpresa una quota di Unicredit che appartiene alla finanza libica. Si tratta di titoli per quasi 500 milioni di euro. Se ne erano perse le tracce da tempo. E’ la partecipazione (1,2-1,3%) che era in portafoglio al fondo sovrano Libyan Investment Authority e che ora, secondo le più aggiornate rilevazioni, è volata in Bahrain, in capo alla Arab Banking, quotata in Borsa . 
Il dato emerge dall’analisi dell’immenso libro soci della più internazionale delle banche italiane (63% di azionisti esteri), seconda per capitalizzazione (37 miliardi) dopo Intesa (51). Da Bernardo Caprotti ad Andrea Pirlo fino all’immancabile People’s Bank of China lì dentro c’è ogni genere di investitore. Con l’assemblea alle porte e gli ultimi ritocchi nella definizione delle liste dei consiglieri, andiamo a vedere chi sono i più importanti soci, anche quelli sotto il 2%.
Il numero uno è sempre Aabar Luxembourg, società di investimenti della International Petroleum Investment Company (Ipic) di Abu Dhabi, un gigante da oltre 50 miliardi di ricavi e 2 di utile. Unicredit (5%) è solo una delle tante partecipazioni gestite, tramite Ipic, dallo scieicco Mansour bin Zayed Al Nahyan, proprietario, tra l’altro, del Manchester City, di una banca svizzera (Falcon Private Bank) e fratello di Khalifa, presidente degli Emirati Arabi e fondatore di Etihad. Il bond convertibile con agganciato il 4% di Unicredit (alternativa al rimborso cash) va in scadenza con una prima tranche solo tra 5 anni. E gli italiani? Il sistema delle fondazioni, una decina in tutto, conta su circa l’11% del capitale ma è un fronte piuttosto eterogeneo. Alcune si sono finanziate dando in pegno una parte dei titoli Unicredit, come la Fondazione Crt (a Mediobanca), Carimonte (Jp Morgan), Modena (Ubs). Tra gli imprenditori, oltre a Del Vecchio che è nella top five, Francesco Gaetano Caltagirone, uscendo da Mps nel 2012 e sottoscrivendo l’aumento di capitale Unicredit (così come Aabar) ha fatto un gran affare: la plusvalenza è oggi di almeno 100 milioni. Un rebus è la tedesca Commerzbank: il suo 2,5% a libro soci non è comunicato alla Consob. Evidentemente si tratta di clienti. Così come i pacchetti rilevanti (oltre il 2%) di Société Générale e Mellon Bank. Blackrock è sparito dai radar della Consob perché ha chiesto e ottenuto l’esenzione dalle comunicazioni. Allianz è finita sotto il 2%, ma la ritroviamo all’1,99. E il fondo Pamplona (Pgff Luxembourg) risulterebbe ora attestato all’1,8 su un conto Morgan Stanley.
Libyan Investment Authority ha invece traslocato alla Arab Banking Corporation (Abc). E così il blocco libico è ben più consistente del 2,9% dichiarato alla Consob dalla Central Bank of Libya. Bisognerebbe infatti aggiungere la quota gestita da Abc che da qualche anno è controllata proprio dalla banca centrale libica. Esattamente dal 2010 quando salì al 59% rilevando il 18% della Abu Dhabi Investment Authority, rimasta al 29,7% (in Borsa il flottante è assai scarso). Dunque il totale supera il 4%, collocando la banca centrale libica subito dopo Aabar. La coppia di soci al vertice di Unicredit è perciò la stessa che gestisce l’istituto di Manama (banca centrale e sceicco Mansour). Del resto da tempo si dice che Abc sia stata il salvagente e l’approdo di una parte della finanza libica sfuggita al caos del Paese. Pochi giorni fa l’assemblea ha approvato un bilancio 2014 con 256 milioni di dollari di utile e portato in cda l’ex governatore centrale egiziano. Di fatto Abc è il braccio commerciale dell’autorità monetaria libica e non per nulla il suo presidente, Saddek Omar El Kaber, è anche il governatore della Central Bank of Libya, che gestisce circa 90 miliardi di dollari di riserve estere e i proventi del petrolio. Ma oggi è costretto a convocare i board a Malta nel tentativo di garantire all’istituzione neutralità e sicurezza.

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